martedì 8 dicembre 2009

Ieri abbiamo ripreso gli allenamenti di rugby della Gagliarda Sambenedettese...

...e parafrasando Gino Bartali direi: "il rugby gli è la 'osa più bella di mmondo!".

Un bel gruppetto di scoppiati, comunque.

mercoledì 25 novembre 2009

Il discorso del mio amico Giambattista Croci alla consegna del riconoscimento del Comune di San Benedetto del Tronto il 24 Novembre 2009, presenti Nick Mallett e Alessandro Troncon



Giambattista è stato giustamente premiato dalla mia città, San Benedetto del Tronto, per i suoi meriti sportivi di giocatore di rugby.

Giambattista (Gianni, Giamba, Jumbo come lo chiamiamo da sempre) è stato venticinque volte Nazionale d'Italia e ha fatto la famosa meta (a cui fa cenno anche in questo breve discorso) nella partita Francia - Italia a Grenoble nel 1997 che ci consentì di essere ammessi a quello che, con la nostra presenza, è diventato il 6 Nazioni.

Giambattista è un bravo ragazzo (se a 44 anni ci si può ancora chiamare ragazzi, vero?), è una persona molto umile e sincera, e sono molto contento che si arrivato questo riconoscimento da una città che rischia di dimenticare i suoi uomini migliori.

Erano presenti, oltre al sindaco Giovanni Gaspari, anche Nick Mallett (commissario tecnico della Nazionale Italiana di rugby) e Alessandro Troncon (vice-allenatore e centouno volte Nazionale di rugby).

venerdì 6 novembre 2009

Nella "mia" Irlanda ci sono ancora i muri - Leggete questa storia...

I CONFINI DIVENUTI UN'ATTRAZIONE TURISTICA. MA RESTANO IL SEGNO DI UNA SPACCATURA PROFONDA

Belfast, gli ultimi muri d'Europa

Nella città dell'Irlanda del nord resistono le barriere erette per dividere le zone protestanti da quelle cattoliche



Michel il taxista storico part-time del political toursBELFAST (IRLANDA DEL NORD) – Tra pochi giorni sarà festa a Berlino. Vent’anni dopo la caduta del muro. Ed è bello pensare che forse qualcuno sentirà ancora le note del violoncellista Mstislav Rostropovich, che si mise a suonare proprio di fronte al muro che separava l'ovest dall'est della capitale tedesca, nella notte in cui pezzo per pezzo iniziava ad essere abbattuto. Suonava e intanto i pezzi di cemento cadevano a terra. A Belfast, invece, la musica non è ancora suonata. Nel silenzio, i muri restano. Qui, fino ad ora, neanche l'ombra dei picconi. Eccoli i "Peace Line", ancora al loro posto come trent'anni fa. Non uno, ma ottantotto in tutta l'Irlanda del Nord. Resistono indomiti e crescono. Vengono allungati di qualche metro da quelli già esistenti, considerando anche le barriere di lamiera e le semplici palizzate o staccionate che separano le strade dei quartieri cattolici, da quelli protestanti. E insieme ai muri, i murales, la principale attrazione turistica della città.
META TURISTICA - Gli abitanti di Belfast l'hanno capito da tempo. I turisti qui, ci vengono solo per una ragione: visitare i muri famosi, nati nei primi anni Settanta, all’apice dei «Troubles», i «guai», la fase più acuta dello scontro tra le due comunità, cattolica e protestante, nell’Irlanda del Nord in piena guerra civile. Alternando così la visita della città teatro del suo conflitto, ai ghetti della working class, dove un uomo su due è senza lavoro, mentre i bambini giocano per strada con la testa in giù e alla sola vista della macchina fotografica scappano. Così è nato il business dei «Political Tours» . Dimenticatevi lo spirito che si può trovare a bordo dei bus scoperti per ammirare i resti archeologici di Roma o la Torre Eiffel a Parigi: qui la visita è truce. Una delle compagnie più gettonate per questi pellegrinaggi della storia è quella di Jim McVeigh, un ex militante dell’Ira con 17 anni di prigione alle spalle e oggi membro del Coiste, l’associazione che riunisce gli ex detenuti politici della capitale nord irlandese. E' il Coiste appunto, che promuove i «Political Tours» nelle aree cattoliche. McVeigh, oggi ha 44 anni. Lo incontriamo a bordo dei bus, da dove racconta la «sua» Belfast ai turisti dopo aver messo le armi in soffitta.

LA TESTIMONIANZA - «L´idea mi è venuta cinque anni fa – spiega l'ex militante dell’Ira – perché mi ero accorto dell'interesse che suscitava la nostra città. La gente mi incontrava per strada per chiedermi informazioni. Voleva sapere. Ben presto mi sono accorto che erano turisti americani, francesi, italiani. Detto e fatto sono passato ai fatti e insieme ad altri ex militanti disoccupati, abbiamo pensato di far vivere la nostra vita, il nostro coraggio, la nostra conoscenza dei fatti, cercando di essere il più oggettivi possibile con la storia». Poco più tardi ci sediamo con Jim su un piccolo divano all'interno della sede del Coiste, un angusto ufficio con due stanze dove svettando le immagini della resistenza nord irlandese con una gigantografia di Bobby Sands. Dopo le presentazioni e i convenevoli, Jim ci chiede di firmare un'autorizzazione per procedere nell'intervista e ci mostra le telecamere fuori dalle porte vetrate del Coiste. Non certo un clima da agenzia turistica. Con la mano ci indica le telecamera sopra il suo ingresso, mentre con l'altra ci informa che tutta la Beechmont Avenue, a due passi dalla famosa Falls Road, è un reticolato di occhi elettronici puntati, come in tutta la città. «La prima volta che sono stato arrestato ero un ragazzino e avevo diciannove anni. Ho trascorso la mia prigionia al Maze, il famigerato penitenziario di massima sicurezza di Long Kesh e quando sono uscito ho capito che avevo degli occhi diversi. Volevo continuare a credere nelle mie idee e trasmetterle agli altri. Sono i giovani che mi danno le emozioni più grandi. Prendono appunti. Quegli scritti, anche a bordo dei bus, mi ricordano le mie speranze, solo che io ero dietro alle sbarre». Oggi Jim sembra senza passato. E' pacato e felice per la sua nuova vita: ha una moglie che ha sposato in prigione nel 1997 e tre figli.


I taxi usati per il political tour
MURALES CELEBRI - Ci incamminiamo lungo la Road nel West Belfast, la strada principale del quartiere cattolico. Mentre le ragazze escono dal college con le divise, il parrucchiere cattolico più famoso della città sta tagliando il ciuffo ad un ragazzino con la t-shirt in cui c'è raffigurato uno dei murales più famosi della città: George Bush che beve con una cannuccia l'Iran, in un vortice di macerie e bandiere americane. Le pareti del negozio sono dipinte di verde e bianco in onore del Celtic Glasgow. Ed è da queste minuzie che si può comprendere un'identità che reclama il suo spazio tra le piccole cose. Prendiamo un black taxi per proseguire il nostro tour nella versione "individuale". Alla guida c'è Michel O´Gary che ci accompagna senza tanto entusiasmo nel quartiere protestante lungo Shankill Road, nel cuore della capitale. «Cerchiamo di muoverci – dice O' Gary – qui alle 17 chiudono le strade». E così accade. Blocchi di cemento tra le due corsie con dei portoni di lamiera incastonati e fili spinati tra uno sbarramento e l'altro. « Da quando ci sono i Political Tours, ho fatto un corso di formazione all'ente del turismo – racconta Michel, 58 anni - . In media faccio anche due o tre corse al giorno. I turisti non sanno cosa gli aspetta. Pensano solo ai murales. E´vero non ci sono più i militari armati per la città, ma siamo sempre all'erta. Non si sa mai». Ma per capire ciò che separa l'inseparabile e va oltre la fantasia di tre lunghezze bisogna andare al Milltown Town Cementary, un area di verde sopra una collinetta che sovrasta la città come se ne fosse il cuore pulsante. E' uno dei cimiteri più grandi d'Europa con le sue 270.000 tombe, incastrato in un quartiere protestante con la lapide di Bobby Sands e le nude croci celtiche che si affacciano nell'area cattolica confinante con Sainsbury's, un supermarket della terza catena commerciale del Regno Unito. Un confine. Un sunken wall. Un muro, che divide anche i morti.

Ambra Craighero

Uno dei miei santi preferiti, San Giuseppe da Copertino!


Guardate che uomo splendido, che uomo vivo!

Chi non vorrebbe assomigliargli?

Quanto mi ha aiutato e continua ad aiutarmi...

venerdì 18 settembre 2009


Il fascino dei bambini consiste nel fatto che per ognuno di loro comincia tutto dal principio e l’universo viene di nuovo messo sotto processo. È la gravità dello stupore con cui guarda l’universo, un incanto che non è misticismo, bensì una sorta di buonsenso trascendente. Quando camminiamo per la strada e vediamo sotto di noi queste deliziose teste a forma di bulbo, dovremmo sempre rammenntare che... in ognuna di quelle sfere c’è un nuovo sistema stellare, nuovi prati, nuove città, un nuovo mare. Quando osserviamo esseri così umani, eppure cosi piccoli, abbiamo la sensazione di crescere di statura fino a raggiungere dimensioni imbarazzanti. Sentiamo di avere verso queste creature gli stessi obblighi che avvertirebbe una divinità se avesse creato qualcosa che non può capire. Comunque, l’aspetto buffo dei bambini è forse il più tenero di tutti i vincoli che tengono insieme il cosmo. La loro dignità sbilanciata è più commovente della loro umiltà; la loro solennità ci infonde speranza per il mondo intero, più di mille carnevali dell’ottimismo; quegli occhioni lucenti danno l’impressione dì racchiudere tutte le stelle nel loro stupore, la deliziosa assenza del naso sembra fornire un incomparabile presagio dell’umorismo che ci attende nel Regno dei Cieli.

(G.K.Chesterton)

domenica 30 agosto 2009

Norcia, messa tridentina e Piani di Castelluccio: una bomba proteica per il cuore!


Oggi gita a Norcia (PG), patria di San Benedetto e Santa Scolastica, Santa Messa in rito romano straordinario (messale di San Pio V - beato Giovanni XXIII) presso la Basilica di San Benedetto (piazza principale di Norcia), che sorge sulla casa natale dei Santi Gemelli (la messa è stata officiata da uno dei monaci del rinato monastero benedettino, guidato da padre Cassian Folsom) e giro ai Piani di Castelluccio.

Tutto ciò è bello ed istruttivo.

giovedì 16 luglio 2009

Lo sbarco sulla luna - I miei ricordi (che probabilmente non interesseranno a nessuno, ma io lo dico...): astronavi, scuola, figli, hobbit...




I primi tre uomini a volare sulla Luna: Armstrong, Collins e Aldrin


Quando il primo uomo sbarcò sulla luna, io avevo appena compiuto quattro anni.
Me lo ricordo bene, quel giorno, anzi quella notte, perché la faccenda successe verso le quattro di notte, ed io, bimbo di quattro anni, ero sveglio con i miei genitori (mi pare che fossi in braccio a mio padre, e anche di aver dormito fino a pochi minuti prima della discesa dal Lem di Neil Armstrong - il cognome lo imparai subito! e oggi dopo quarant'anni me lo ricordo ancora!).

Era la missione Apollo 11.

In televisione la notizia la diede Tito Stagno, un simpatico giornalista della RAI.

Ricordo quell'evento molto nitidamente: il televisore in bianco e nero acceso ad un'ora impossibile, le immagini chiare e scure, la voce inconfondibile di Tito Stagno, gli applausi di mio padre. Sinceramente sono un po' commosso ancora oggi.

Ricordo pure che nei giorni successivi babbo mi comprò una piccola astronave di plastica stile Apollo 11 con il suo Lem, ed io giocavo e ripetevo i nomi dei tre astronauti, e sognavo di andare anch'io sulla luna.

La luna mi ha sempre ispirato molto, tanto che al liceo feci un tema sulla notte e la luna che la mia severissima professoressa Giorgina Grifi (che Dio l'abbia in gloria, davvero, per tutto quello che mi ha dato) premiò addirittura con un sette meno, tenendo a precisare che era il secondo sette che metteva valutando un tema in tutta la sua lunghissima carriera di insegnante che oramai volgeva al termine. Disse pure che per non sbagliare nella valutazione lo aveva fatto leggere anche alla sua collega altrettanto severa, la professoressa Viglione.

Quando ero già babbo di Pier Giorgio e Francesca, una sera tornando a casa in bicicletta (era il mese di ottobre del 1998, era nata da poco Francesca) con il piccolissimo Pier Giorgio (un anno e mezzo scarso) vedemmo la luna in cielo. Io, per fare qualcosa di simpatico, dissi a Pier Giorgio: "Lo sai che cosa fanno gli hobbit quando vedono la luna? Ahuu!!!" e ululai alla luna (lo so, non è assolutamente vero, però dobbiamo fare qualcosa di grande, no? Se vi interessa, al mare ci gettiamo all'assalto degli orchetti gridando "Elbereth Giltoniel!"). Poi dissi: "Noi siamo hobbit -io ho sempre detto con Tolkien di essere in tutto un hobbit salvo che nella statura, e ultimamente dico che la panza è quella di un hobbit...-, e quando vediamo la luna come facciamo?", allora io feci: "Uno, due, tre..." e insieme, io e Pier Giorgino, dicemmo: "Ahuuu!!!". Ho ripetuto questo rituale (con Chesterton invece mi proclamo fervente ritualista, come ogni bambino) con ogni figlio, e proprio in questi giorni ho insegnato anche alla piccola Anna Maria di quattordici mesi e mezzo (la numero cinque) a fare "Ahuu!!!".

Bello, no?

lunedì 13 luglio 2009

I Cristeros, gente cui vorrei assomigliare almeno un po'.


La storia è lunga e non ho purtroppo tempo di raccontarla qui.
Mi sono imbattuto in una vecchia cara vicenda di quelle che ti fanno capire che cosa significa appartenere a Gesù Cristo, essere cattolico. Nel 1996 facemmo anche una mostra dedicata a loro grazie al libro di Paolo Gulisano, e in studio ho una bella foto in bella mostra con due Cristeros con sombrero, fucili, cartuccere e quanto necessario a menare le mani.
Dico sempre a tutti che sono dei miei parenti nobili.
Se volete saperne di più, digitate "cristeros" su Google, oppure "Miguel Agustin Pro" (un uomo splendido!), e andate a vedere. Oppure (è ancora meglio) leggete il libro di Paolo Gulisano, edito da Il Cerchio di Rimini.
Non resisterete e vi commuoverete come ho fatto io, e vorrete essere Cristeros qui e ora.

Viva Cristo Rey!

domenica 5 luglio 2009

Dizionario della mia lingua, il sambenedettese.


A-, Alo-

Abbettà, 'bettà = gonfiare

Abbeterà = avvolgere, avvoltolare. Nello: "steme merenne abbeterate mezz'a la plasch't'ch'".

Accemenda', 'ccemendà = cimentare, dare del cimento, provocare.

Accéche = piano, lentamente. Mia madre: "Vanne accéche" (Va' piano).

Accerrà, 'ccerrà = acciurrare, prendere per i capelli (ciòrre = ciocche di capelli), afferrare.

Accòrie = accorgere, Accoriese = accorgersi.

Accufecchià, 'ccufecchià = coprire bene.

Accuse, 'ccuse = niente. Mia madre: "Nen vuje 'ccuse".

Acquatécce = vino annacquato, leggero.

Affienghé, 'ffienghé = ammuffire (da fionghe, muffa, funghi).

'Ajene = gallina.

'Alle = gallo.

Aje = azione delle paranze che si avvicinavano alla costa per incontrare le lancette che avrebbero sbarcato il pesce, per consentire poi alle paranze di continuare a terà (=tirare le reti). Jé all'aje.

Allecchenejé = allettare.

Alleccià = illuminare.

Allendà = allentare, smettera. Mia madre: "E linda!" (e smetti!).

Allescià, 'lescià = scivolare. Dante Pulcini: "Sò le scale ce metteme la strésce sennò 'lesce" (sulle scale mettiamo la striscia sennò scivola).

Allùche = in nessun luogo. Mia madre: "Dua sci jéte? Allùche" (Dove sei andato? Da nessuna parte).

Alòrze = va alòrze quell'imbarcazione che raccoglie quanto più vento possibile copn la vela e scivola velocemente inclinata tutta su un lato. Si dice anche di chi va a passo svelto e inclinata da una parte, con una spalla più sollevata dell'altra.

venerdì 26 giugno 2009

E' morto Michael Jackson.


Mi spiace sia morto, Michael Jackson.

E' uno di quelli che ascoltavo tantissimo da ragazzo, e che ora di tanto in tanto mi piaceva (e piace) risentire soprattutto con i fratelli quando si chiamavano Jackson 5. Recentemente ho comprato alcuni dvd di trasmissioni dell'Ed Sullivan's Show. E' bellissimo vedere come ballava coi fratelli. Una volta la musica era fatta anche di questo, vedi i Temptations, i Four Tops: canzoni ma anche coreografia, abbigliamento kitch al massimo (ma era la moda... americana di quell'epoca, gli anni '60). Mi piace molto l'album Off the wall, pure.

Peccato che si raccontino cose brutte sull'infanzia di questi ragazzini. Peccato che anche lui non sia passato indenne alla maledizione del rock and roll: a non molti è dato in sorte di invecchiare; a chi lo è dato, è difficile che lo faccia serenamente, spesso dietro le apparenze dei sorrisi e delle belle immagini (che sono effettivamente belle e piacevoli, gustose anche oggi a più di quarant'anni) si celavano vizi, tristezze, depressioni, droga, mille matrimoni.

Nel caso di Michael c'era tanto turbamento interiore, il suo non essere più riconoscibile, tutti i suoi cambiamenti, di tutti i tipi (dal colore della pelle alle varie religioni praticate) e tanto altro.

Mi spiace per lui. Sarei contento che potesse riposare in pace. Gli ho detto una preghiera, mi ha fatto tanto divertire sin da quando ero ragazzo, e ultimamente i miei figli ballano le canzoni sue e dei suoi fratelli.

Ho messo questa foto di quando erano ragazzi, è meglio.

mercoledì 24 giugno 2009

Questa è l'informazione italiana, una cosa molto molto seria...

Leggete questi due articoli tratti dal Corriere della Sera di ieri e di oggi e ditemi se questo è il modo di fare i giornali e i giornalisti...

23 Giugno 2009
Mourinho verso il divorzio. Dalla moglie.
Secondo un
giornale portoghese, il tecnico avrebbe un'altra relazione in Italia. La famiglia smentisce José Mourinho (Epa) MILANO - «José Mourinho divorzia dalla moglie Matilde». Lo scrive il portoghese "Correio da Manhã", secondo il quale la moglie del tecnico interista avrebbe sondato già diversi avvocati per rappresentarla in un processo di divorzio. Il motivo sarebbe un flirt di Mou con una donna italiana. Mourinho, in vacanza con la famiglia in Oriente, avrebbe già dato il suo ok alla separazione che metterebbe fine a un'unione ventennale. LA SMENTITA - Tuttavia Eladio Parames, uno dei rappresentanti di Special One, smentisce categoricamente il contenuto dell'articolo: «La famiglia in questo momento è unita e sta trascorrendo le vacanze fuori dal paese». Anche la madre di Mourinho, la signora Maria Julia, giudica infondata la notizia: «Divorzio? No, che io sappia va tutto bene. Non so da dove sia uscito tutto questo».

24 Giugno 2009
Mou divorzia? È a Bora Bora con la moglie
Il portavoce dell'allenatore dell'Inter: «La famiglia è unita e sta trascorrendo felicemente le vacanze»
Josè Mourinho con la moglie Matilde (Clicphoto) MILANO — Di certo si sa che è in vacanza a Bora Bora, nella Polinesia francese. Con un particolare importante: è lì con la moglie Matilde, che lui chiama Tami, e i figli, 12 e 8 anni. Le voci sul divorzio di José Mourinho sarebbero partite proprio da quell'atollo nell'Oceano. Almeno così sostiene il tabloid Correio de Manha: «La settimana scorsa Matilde ha contattato alcuni legali per essere assistita in un'eventuale causa di separazione», ha rivelato il quotidiano portoghese. La causa, ça va sans dire, una donna. «Una nuova storia» per il tecnico dell'Inter, già incappato in una vicenda simile che fece scandalo quando allenava il Chelsea. Per ora però, da Milano e dal Portogallo, solo smentite. Attacca Eládio Paramés, portavoce dell'allenatore dell'Inter: «La famiglia è unita e sta trascorrendo felicemente le vacanze». Aggiunge la mamma dello Special One, Maria Júlia: «Divorzio? Não. Che io sappia, va tutto bene». Infine, persone vicine al tecnico: «Vive sul lago di Como con la moglie e i figli, segue la squadra, ma quando dovrebbe farsele queste storie? Sono balle». Tutti pronti a giurarlo. Nel mondo vip milanese, però, si troveranno altrettante voci che assicurano: «Ha un fascino straordinario». Non solo: «Mou è corteggiatissimo». Frase pronunciata con tale convinzione da far intendere che, da quando c'è lui, i calciatori con addominali scolpiti e bicipiti tatuati dovrebbero rassegnarsi («Se José si concedesse»). Qualcuno segnala soltanto un piccolo cambiamento di abitudini: negli ultimi mesi Mourinho è stato notato con maggior frequenza all'Osteria del Corso, ritrovo fashion in zona Brera, o all'hotel Melia. Restando però ai fatti, c'è da dire che con Mourinho i paparazzi hanno avuto vita grama. Scatti, pochi. Piccanti, zero. Gli obiettivi l'hanno intercettato lo scorso aprile in una situazione privata. Passeggiava con la famiglia. Gianni Santucci

Allora, vorrei far notare che già nel primo articolo c'era scritto: "Mourinho, in vacanza con la famiglia in Oriente, avrebbe già dato il suo ok alla separazione che metterebbe fine a un'unione ventennale".

Non so quello che faranno Mourinho e la moglie (non è il core business della mia giornata..., anche se ancora mi spiace sentire le famiglie che si sfasciano, e se non si sfasciasse sarei ancor più contento per loro e per i loro figli...), però UNO CHE VA IN VACANZA CON LA FAMIGLIA E' NORMALE CHE DIA L'OK PER LA SEPARAZIONE? LE COSE SONO DUE: O HA GIA' UN'ALTRA FAMIGLIA CON CUI VA AL MARE (!?!) OPPURE QUALCOSA NON FILA...

Naturalmente il problema non è tanto il secondo articolo quanto il primo.

Ma secondo voi fila tutto in regola? Sono io che non sono normale oppure è la stampa che non va?

mercoledì 3 giugno 2009

L'uovo spaziale di Giulia.

Bravissima, Giulietta, ecco il tuo uovo spaziale, l'ho voluto mettere qui!

Se cliccate qui, trovate il blog della classe di Giulia!

martedì 26 maggio 2009

Colmiamo un vuoto clamoroso in rete: qualche riga e due foto su mons. Francesco Sciocchetti, eroe del cattolicesimo a tutto tondo sambendettese.


Il varo del San Marco, primo peschereccio a motore d'Italia, ideato da mons. Francesco Sciocchetti (che è visibile sotto la barca con i bambini davanti, che grande!!! Guardate il popolo!) - San Benedetto del Tronto, 1912.


Quest'uomo è stato un grande.

Il popolo lo ha visceralemente amato, solo invidiosi e massoni lo hanno avversato.
In rete non ho trovato una sola foto di questo grande sambenedettese, che vorrei a Dio piacendo imitare. Allora ce le metto io, due foto.
Metto anche un breve profilo scritto dall'amico Pietro Pompei, nella speranza anzi nella certezza che chi leggerà, poi si entusiasmerà alla grande.

Evviva lu Curate de la Maréne! Che Dio lo abbia in gloria!!!

La figura e l’opera di don Francesco Sciocchetti

Don Francesco Sciocchetti nacque a Ripatransone il 15 settembre 1863, ed è morto a S.Francisco di California (USA) il 3 maggio 1946. Aveva avuto il permesso di indossare l’abito ecclesiale già nel 1874. Celebrò la prima messa a Loreto il 20 giugno 1886.
La sua venuta a S.Benedetto fu originata da un moto incoercibile di altruismo e di carità: scoppiata nell’estate un’epidemia colerica, che causò in tre mesi ben 179 morti, il giovane sacerdote ripano si offrì volontariamente per l’assistenza ai colerosi. Cessato il colera, fu nominato prebendario della cattedrale di Ripa. Tornò come economo a S.Maria della Marina l’8 luglio 1887; e il 31 dicembre 1889 vi fu nominato definitivamente parroco. Da subito affrontò il lavoro pastorale con un’azione concertata sul versante spirituale e sul versante sociale. Nel 1891 fondò una prima associazione giovanile, quella dei “Luigini”, fatta di chierichetti e cantori, in coincidenza con il centenario di S.Luigi Conzaga: di essa fece parte anche Giacomino Bruni, oggi Venerabile Padre Giovanni dello Spirito Santo, le cui spoglie mortali riposano presso la chiesa abbaziale del Paese Alto. Nel 1893 fondò la Società di S.Giuseppe, che fu il nucleo originario e l’asse portante delle sue molteplici realizzazioni sociali, e che raggiunse ben presto i 400 iscritti . Era una associazione di mutuo soccorso, che aveva per motto “Religione, Lavoro, Risparmio” ed intendeva promuovere la cooperazione tra contadini ed operai. Altre iniziative furono quelle d’una specifica “Società operaia” ( 1896 ); d’un magazzino sociale, realizzato nel 1898 come cooperativa di consumo; d’una cassa rurale, fondata nel 1902; d’una cooperativa fra pescatori messa in piedi con l’aiuto dei murriani ( la “Società per la pesca” del 1902); d’una “ Società femminile di mutuo soccorso Madonna del Rosario”, sempre del 1902. Questa molteplice attività non poteva passare inosservata; cominciarono ben presto gli attacchi contro tutto quanto il “Curato” andava realizzando.
Nel 1897 avvenne un altro fatto assai doloroso: l’alluvione del 6 luglio, che procurò danni ingentissimi alle colture, alla viabilità, ai caseggiati della marina, procurando anche quattro morti. Il parroco Sciocchetti s’adoperò per il bene della sua gente come nei giorni della infezione colerica e s’ebbe un solenne encomio pubblico dal Prefetto di Ascoli Piceno e dal Sindaco di S.Benedetto. Per venire incontro alla fame autentica della sua gente allestì una cucina popolare quotidiana per i più poveri. Per risparmiare sulle spese “raccoglie combustibili, ed anche le bucce e i semi di pomodori dalla fabbrica per conserve iniziata da lui, e unisce i detriti che il mare getta sulla spiaggia dopo la burrasca e ne fa delle mattonelle”: si tratta de “la cioschie”, combustibile a nessun prezzo. E nel “magazzino sociale” da poco aperto, dava al prezzo di costo i generi di prima necessità.
La vecchia chiesa della Madonna della Marina, nei pressi del vecchio palazzo comunale, resa pericolante dalla furia delle acque, fu demolita nel maggio del 1899; la parrocchia dovette trasferirsi nella vicina chiesa di S.Giuseppe, inadeguata ai bisogni. Don Sciocchetti pose allora energicamente mano alla costruzione della nuova chiesa, di cui c’erano il progetto e poco più delle fondamenta, e in pochi anni di lavoro indefesso giunse all’inaugurazione, il 4 aprile 1908, dell’attuale Chiesa della Madonna della Marina, oggi Cattedrale.
Si rese conto ben presto dell’urgenza d’una stampa cattolica per informare ed educare la gente, ma anche per rintuzzare gli attacchi ingiusti e polemizzare in nome della verità, senza paura. Nel 1898, in via XX Settembre, aprì la libreria “S.Giuseppe”, affidandone la gestione al fratello Andrea, e vi impiantò una tipografia con “moderno macchinario a forza elettrica”. Aveva in animo di stamparvi un periodico cattolico. Cominciò nel 1902 con la stampa del mensile La pesca che fu il bollettino della Società da lui fondata, passò poi ad un vero e proprio quindicinale di battaglia: L’operaio, che iniziò le sue pubblicazioni il 1 gennaio 1905. Ed è soprattutto negli articoli di fondo e di spalla in prima pagina che si rivela il “genio” del Curato e l’impostazione del giornale, diventato ben presto settimanale, pensato e scritto per l’evangelizzazione e la coscientizzazione sociale della sua gente; contadini pescatori operai.
Un settore al quale dedicò grande attenzione fu quello dell’ emigrazione, in seguito alla crisi marinaresca del 1905-1906, suggerendo di aprire presso ogni parrocchia un Ufficio d’emigrazione. Il 1912 fu per don Sciocchetti particolarmente gratificante: scese in mare il S.Marco, un “portapesce”, e cioè il “primo battello peschereccio con motore ausiliario varato in Italia, nel maggio 1912, su concezione di mons. cav. Francesco Sciocchetti”. Per questa sua geniale innovazione il Curato fu premiato con medaglia d’oro dal Ministero dei Lavori Pubblici.
Durante il periodo della prima guerra mondiale, don Francesco allestì di nuovo una cucina popolare per dare minestra e pane a circa duecento bambini, figli di richiamati alle armi, e ai molti profughi del Veneto che fuggirono a S.Benedetto; aprì un ufficio per la spedizione dei pacchi ai prigionieri; attivò una singolare “scarperia”. Il soccorso ai poveri fu ancor più intensificato durante l’epidemia influenzale della spagnola..
Accanto a queste attività assistenziali, c’erano da sempre, quelle educative: l’oratorio e il catechismo a settecento ragazzi ogni domenica divisi in quaranta classi; il circolo giovanile con scuola di ginnastica e attività ricreative; accademie musicali e letterarie, drammi e melodrammi al teatro “ Virtus” poi diventato “S.Giovanni Bosco”; un cinematografo per le famiglie; scuole serali, animate dal fratello pittore don Luigi, per apprendisti artigiani; laboratorio per le ragazze. Era un mondo nel mondo. Giustamente si dava di lui questo giudizio riepilogativo: “ Sotto la direzione paterna del Curato si viveva in letizia. Uomo dinamico, animatore, precursore dei tempi nuovi, se avesse avuto possibilità, avrebbe voluto di questo lembo di terra farne un paradiso terrestre. Noi siamo stati immeritevoli d’averlo con noi sino alla fine”.
“Sino alla fine” il Curato non riuscì proprio a rimanere. Era veramente stanco. Il 13 aprile 1920 se ne “fuggì” dalla sua S.Benedetto, dopo trentadue anni di faticosa e geniale attività pastorale. Andò prima ad Assisi e dopo un breve ritorno a S.Benedetto, decise definitivamente di raggiungere (il 30 settembre 1921) i fratelli, tra cui don Luigi, a S. Francisco in California. Qui morì il 3 maggio 1946.
(A cura di P.Pompei: Notizie tratte dal libro “Il Movimento cattolico a S.Benedetto del Tronto, Ripatransone e Montalto Marche tra Ottocento e Novecento” di Mons. G.Chiaretti).

giovedì 14 maggio 2009

Uniamoci tutti nella Novena a Maria Ausiliatrice per la Scuola Media Libera "G. K. Chesterton"!


Quella che vedete è la statua che Gilbert e Frances Chesterton donarono
alla loro parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù a Beaconsfield,
il paesino del Buckinghamshire (Inghilterra) dove abitarono per quasi tutta la loro vita insieme


Carissimi amici,


il Mese di Maggio ci vede impegnati nella recita quotidiana del Santo Rosario nelle nostre case, nelle nostre chiese e nei nostri gruppi.
Vogliamo invitarvi ad inserire al termine della recita del Rosario la Novena alla Beata Vergine Maria Ausiliatrice che si festeggia il 24 maggio. Questa festa, così cara al nostro amico San Giovanni Bosco, ci offre l'occasione per implorare con rinnovato ardore la grazia per la definitiva realizzazione dell'opera educativa che la cooperativa Capitani Coraggiosi ha messo in atto: la Scuola Media Libera "Gilbert Keith Chesterton".
Il progetto è assai più ampio e prevede la realizzazione di un complesso polisportivo e scolastico (con scuola media e superiore) e per far questo abbiamo bisogno di trovare il terreno dove realizzarlo e soprattutto di molte risorse economiche e umane.
Noi siamo certi che quello che stiamo facendo è buono e giusto (stiamo rispondendo all'appello del Papa Benedetto XVI, il Vicario di Cristo, il dolce Cristo in Terra come disse Santa Caterina da Siena, per porre rimedio all'emergenza educativa). Però "se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori". E ancora: "Senza di me non potete fare nulla", dice Gesù.

Vi chiediamo di sostenere e collaborare, ognuno come può, a quest'opera per la cara gioventù alla quale san Giovanni Bosco dedicò tutta la sua vita e le sue energie.

Per questo motivo affidiamo a Maria Ausiliatrice questa intenzione particolare e vi inviamo lo schema della Novena in suo onore da recitare al termine del Santo Rosario per nove giorni:

dal 15 maggio al 23 maggio:
- 3 Pater, Ave, Gloria al Santissimo Sacramento con la giaculatoria:
Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento
- 3 Salve o Regina con la giaculatoria:
Maria, Aiuto dei Cristiani, prega per noi


Il 24 maggio festa della Beata Vergine Maria Ausiliatrice, sempre al termine del Rosario, si recita la preghiera in suo onore composta da san Giovanni Bosco:

O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!
Amen



CONSIGLIO DI SAN GIOVANNI BOSCO

Per essere cari a Maria Ausiliatrice, bisogna accostarsi con frequenza ai Sacramenti, ricevere il più sovente possibile la Santa Comunione, partecipare alla Messa e COMPIERE OPERE DI CARITA' (preferibilmente a favore della gioventù) in onore di Gesù, perché al Signore piace che si pratichi la carità!

mercoledì 13 maggio 2009

Eric Liddell, un grande.

Eric Liddell, una delle figure tinteggiate dal bellissimo film "Momenti di Gloria", è stato un vero eroe dello sport scozzese. Fu ala della Nazionale Scozzese di Rugby Union (il rugby a 15), e fece del suo attaccamento a Dio la forza della sua vita. Vinse una medaglia alle Olimpiadi di Parigi del 1924 (è questo che racconta il film). Fu anche missionario della Chiesa Presibiteriana (se fosse stato cattolico sarebbe stato troppo per me!). Morì in missione in Cina durante la Seconda Guerra Mondiale prigioniero dei giapponesi e malato di tumore.

La storia e il film sono bellissimi, la musica è di Vangelis, compositore greco, ed è bellissima e notissima. Insomma, una cosa da non perdere.

Chariots of Fire, il titolo originale, cioè Carri di Fuoco. Una visione biblica. Bello.

Momenti di Gloria (1981) - Una delle scene più belle.

E' proprio bella questa scena. Mi riferisco alla scena del Certame di Caius. Anzi, è proprio bellissima!

Vorrei che la nostra scuola (la Scuola Media Libera "G. K. Chesterton") fosse anche un pochino così, che desse ai giovani la possibilità di misurarsi con il meglio di sé, con quel sano entusiasmo che è di ogni vera età giovanile.

Io vorrei costruirla proprio così, la scuola: un bel cortile, con un campanile che segna le ore e ci ricorda la nostra appartenenza ed identità. Magari il cortile lo vorrei con un bel prato, così ci può sempre scappare una bella partitella di rugby, uno sport da uomini...
Poi c'è una scena altrettanto bella: la festa celtica con la corsa dei bambini con Eric Liddell, un grande!

Perché no? Perché appiattirsi sulle convenienze politicamente e socialmente corrette? Tutto questo è possibile, se lo desideriamo, perché è un desiderio bello e il Padre Eterno ama i desideri belli e gli uomini che li hanno nel cuore.

lunedì 30 marzo 2009

Ad ottobre torna don Matteo!



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Ragazzi, ad Ottobre 2009 torna don Matteo in televisione, il telefilm più sano passato in TV negli ultimi anni. In famiglia lo vediamo tutti assieme e abbiamo cassette e dvd assortiti sempre pronti all'uso.

Sono troppo grato a Terence Hill per tutti quei bellissimi cazzotti che dava e prendeva con Bud Spencer quando ero piccolo! Quante belle ore, e che risate con gli amici! E tutto bello e pulito, divertente e gustoso.

Don Matteo è una delle rare cose che si possono vedere con i bambini, e con piacere, o di fronte a cui si possono lasciare i bimbi senza paura.

Che bella notizia!

Auguri a Terence Hill che fa 70 anni (in realtà li ha fatto ieri 29 Marzo) e che Dio lo benedica!

I salti in bici alla don Matteo sono la specialità di mio figlio...

venerdì 13 febbraio 2009

Un grande aforisma di un grande sportivo

"Vincere con modestia e perdere con leggerezza: questo è il marchio di un grande sportivo"

Gareth Edwards

domenica 8 febbraio 2009

Appello al Presidente Napolitano.

Cari amici e conoscenti,

vi avvisiamo che sul sito http://www.appelloanapolitano.enter.it potete aderire all'appello lanciato dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni per salvare Eluana Englaro.

Sempre sullo stesso sito potete scaricare il modulo per organizzare la raccolta delle firme di adesione alla stessa petizione.

I primi firmatari e promotori dell'appello sono i seguenti:

Roberto Formigoni
Giancarlo Cesana
Francesco Cossiga
Vittorio Feltri
Mario Giordano
Dino Boffo
Giorgio Vittadini
Maurizio Gasparri
Fabrizio Cicchitto
Rocco Buttiglione
Paola Binetti
Antonio Baldassarre

Diffondete e fate girare questo appello, grazie!

Marco Sermarini
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"Una cosa morta può andare con la corrente, ma solo una cosa viva può andarvi contro" (Gilbert Keith Chesterton)

sabato 7 febbraio 2009

Oggi comincia il Torneo delle 6 Nazioni di Rugby...


...il più antico e bel torneo del mondo!

Bellissimo! Che spettacolo!

Inizia proprio con Inghilterra - Italia, una partita difficile che entrambe le squadre desiderano fortissimamente vincere, dopo le sconfitte dell'autunno scorso di entrambe (mazzate da Australia, Argentina, Isole del Pacifico per l'Italia; dall'Australia, dalla Nuova Zelanda e dal Sud Africa per gli inglesi).

Squadra abbastanza strana e rimaneggiata per l'Italia: Mauro Bergamasco mediano di mischia...!

mercoledì 14 gennaio 2009

Tre acri e una mucca


Questa vignetta di Gilbert Keith Chesterton è il simbolo del distributismo, una teoria sulla quale dovremmo oggi riflettere molto, in questo momento di crisi economica e non solo economica.
Ne riparleremo.

domenica 11 gennaio 2009

da Sambenedettoggi.it del 30.05.2007: uno dei miei pittori preferiti, Alfred Chatelain

Chatelain, la memoria impressionista di San Benedetto

Muriel Gouge, pronipote del pittore Alfred Chatelain, a San Benedetto
↑ Muriel Gouge, pronipote del pittore Alfred Chatelain, a San Benedetto

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Chi ama questa città, chi ama la storia, chi ama l’arte, deve segnarsi questo appuntamento: sabato due giugno, ore 17, via Venti Settembre, pochi metri dopo la chiesa di San Giuseppe.

L’evento è “Immagini ed emozioni, incontro con i discendenti dell’artista che si innamorò di San Benedetto del Tronto”. Ci sarà il duo di musica tradizionale sambenedettese e marchigiana MareCanto e lo chansonnier Lucio Matricardi, che proporrà canzoni di Leo Ferrè. E poi una misteriosa “sorpresa” da parte del Consorzio turistico.

L’artista è Alfred Chatelain, impressionista di origine svizzera che arrivò nella nostra città per la prima volta nel 1906; l’aneddotica vuole che il pittore, tipico esempio di artista benestante della Belle Epoque, si presentò in bicicletta nel borgo di pescatori che era allora la nostra cittadina.

La discendente è la simpatica Muriel Gouge, nata a Parigi da una nipote del maestro e sposata con un uomo di Civitanova Marche, restauratore di Vespe e di Lambrette per il mercato inglese.

«Da buon impressionista Chatelain cercava la luce, la luce in tutti suoi effetti, in tutti i suoi riverberi, quella luce che la Normandia non gli poteva dare», spiega il critico d’arte Cesare Caselli, che interverrà nell’incontro del 2 giugno.

Il pittore svizzero, appena sceso dal due ruote a pedali, trovò una camera d’affitto in via Venti Settembre, presso la casa che fu di Isidoro Del Giudice e che oggi è del di lui nipote Massimo Sciarra, presidente dell’Associazione Nazionale Bed&Breakfast&Beach, anche lui promotore dell’iniziativa del 2 giugno.

Sciarra, il web, i ricordi dall’alone mitico e un quadro con una bambina bionda: questo l'intreccio di elementi che nel 2007 hanno fatto ritrovare Muriel e San Benedetto, nella memoria prima e poi nella realtà.

Nel 1906, invece, l’antenato pittore dipinge la marina, le lancette, le paranze, parla con i pescatori che lo accolgono come “lu francese”, scrive cinquant’anni prima di Pasolini che «devo dipingere queste cose perché sono immagini che presto spariranno».

Poi prosegue il peregrinare alla ricerca dei riverberi di luce, va nel Tirreno, in Marocco, torna in Svizzera, va a Parigi. Nel 1908 torna a San Benedetto e vi rimane per anni, tanto che nel 1915 la sua Aline gli regala due maschietti proprio sotto la luce dell’adriatico.

Imbarcazioni, abiti, lavori, paesaggi: Chatelain immortala scene e costumi di una civiltà marinara che dopo pochi anni sarebbe cambiata radicalmente con l’avvento delle prime imbarcazioni da pesca dotate di motore. “Pittoreporter marino”, lo ha chiamato Caselli.

Per lo storico Gabriele Cavezzi, la pittura di Chatelain, insieme alle rare fotografie, è il materiale iconografico che documenta un’epoca della nostra storia, i suoi saperi e i suoi costumi.

Il Comune di San Benedetto dispone per ora di 68 fra foto e quadri dell’artista. In tempi brevi, afferma l’assessore Sorge, accetterà la proposta di Muriel. Una donazione di opere di Chatelain a San Benedetto, cioè, a patto che il Comune trovi lo spazio per realizzare una pinacoteca per i pittori che si sono ispirati al mare. Forse, anticipa la Sorge, questo luogo di memoria e cultura potrà essere la casa di Bice Piacentini.

30/05/2007

San Benedetto del Tronto, la mia bellissima città, nel 1930...

Questo è un raro filmato degli anni '30 del 1900 dell'Istituto Luce che mostra la mia città, la bellissima San Benedetto del Tronto.

Mi piace moltissimo la mia città, anche se adesso non è più affascinante come cento anni fa, quando incantò pittori come Chatelain, Adolfo de Carolis, e uomini di cultura come Andrè Gide che disse di non aver mai visto vele belle come quelle di San Benedetto del Tronto, o Mario Luzi, e tanti altri. Patria di grandi come i fratelli sacerdoti Francesco e Luigi Sciocchetti, che salvarono il suo popolo dalla povertà, dall'usura e dalla massoneria.

Oggi una cultura negativa la ammorba, e genera il senso del brutto e il non rispetto delle particolarità naturali di questo meraviglioso ambiente. Oggi non si distingue più un palazzo bello da uno brutto, una chiesa bella da una orrenda; gli stabilimenti balneari scimmiottano quasi tutti altre località del mondo che San Benedetto del Tronto non dovrebbe invidiare.

Il bello può solo rinascere dalla fede cattolica, che oggi si vuole confinare ad un ambito privato e politicamente corretto.

Tornerò sull'argomento. Mi preme troppo.