domenica 13 febbraio 2022

La Samba Samba e il Pontino Lungo.

Quando ero piccolo, mio padre a volte mi portava a vedere la partita di calcio della Sambenedettese, o meglio della Samba. Quando la Samb fu promossa in serie B al termine del campionato 1973 - 1974, andai spessissimo a vederla. Mi ricordo il gran pavese di bandiere rossoblu di cui era ornata la nostra cittadina. Un palazzo vicino alla stazione era addirittura foderato interamente di rossoblu su una parete, e il bandierone portava una B al centro. Tanta gioia, tanta allegria.

Mi ricordo che il passaggio obbligato per arrivare allo stadio comunale "Fratelli Ballarin" era il famoso Pontino Lungo, che scorreva sotto i binari della ferrovia dalla zona di piazza San Giovanni Battista verso il porto. Si sentiva l'odore della muffa e del metallo bagnato, per terra c'era sempre qualche piccola pozzanghera d'acqua, e ricordo che ai due capi del piccolo tunnel, bassissimo, c'erano due piloncini di metallo per impedire che ci si entrasse con dei mezzi (mi sono sempre chiesto: quali?). I passi delle persone facevano rimbombare con un suono quasi metallico questo passaggio per molti obbligato (di certo per noi che abitavamo più vicini alla Nazionale lo era), ed era il momento in cui il flusso dei tifosi cominciava ad unirsi in uno o due arterie, le due vie che collegavano lo stadio al centro, via Dari e viale Colombo. Lì si facevano gli incontri, si parlava, si commentava, si auspicava la sperata vittoria, si criticava... Si chiedeva al vicino, spesso ignoto: "Tó chë décë? Chë fa ujë la Samba?"...

Oggi è così, come lo vedete. Di sicuro messo molto meglio, con i gloriosi colori della nostra città e della nostra squadra. Però un po' risento quell'odore di muffa, e la muffa sveglia i ricordi che tornano alla mente con piacere.

Una volta, al termine della partita, pochi passi prima del Pontino Lungo mio padre ed io incontrammo un signore, forse un marinaio. Salutò in maniera rustica ma rispettosa mio padre dicendo: "Oh, detto'!". Mio padre non ha mai conseguito nessuna laurea ma è sempre stato apostrofato e stimato così. Continuò: "Oh, detto', sci véštë ujë Clëmèndë? Cë vëli' 'na pëndórë dë chèllë chë sci datë a mè!"... Traduco: "Oh, dottore, hai visto oggi Chimenti? (il genius loci sambenedettese è fondamentalmente una costante revisione o devastazione delle parole, dei nomi, dei verbi, dei significati. Clëmèndë era l'attaccante Francesco Chimenti, la bandiera e l'orgoglio di quegli anni) Ci voleva una puntura di quelle che hai dato a me!". Spiego. Mio padre faceva l'informatore medico del farmaco, per cui a volte riceveva richieste di campioni e di consigli sulla salute, che lui volentieri dava e per i quali otteneva stima e gratitudine. Questo simpatico soggetto sottintendeva che a lui quelle pëndórë avevano fatto molto bene, forse ricostituenti, ed era certo che avrebbero potuto sortire un buon effetto anche su Chimenti che evidentemente non aveva fatto una prova brillantissima...

Ci rido ancora adesso, a quasi cinquanta anni dall'accaduto...

Se andate su SoundCloud i miei figli e i loro amici hanno tirato fuori questo...

https://soundcloud.com/giovani-raccontano/sets/samb?utm_source=clipboard&utm_medium=text&utm_campaign=social_sharing

venerdì 4 febbraio 2022

Frammenti della mia filosofia - Tolkien, La Compagnia dell'Anello, Gandalf al Consiglio di Elrond (comunque una riproposizione) - 8

"Disperazione o follia?", disse Gandalf. "Non è disperazione, perché la disperazione è solo per coloro che vedono la fine senza dubbio possibile. Non è il nostro caso. È saggezza riconoscere la necessità quando tutte le altre vie sono state soppesate, benché possa sembrare follia a chi si appiglia a false speranze. Ebbene, che la follia sia il nostro manto, un velo dinnanzi agli occhi del Nemico! Egli è molto saggio, e soppesa ogni cosa con estrema accuratezza sulla bilancia della sua malvagità. Ma l'unica misura che conosce è il desiderio, desiderio di potere, ed egli giudica tutti i cuori alla stessa stregua. La sua mente non accetterebbe mai il pensiero che qualcuno possa rifiutare il tanto bramato potere, o che, possedendo l'Anello, voglia distruggerlo. Questa dev'esser dunque la nostra mira, se vogliamo confondere i suoi calcoli"


J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello, Gandalf al Consiglio di Elrond 

Lo mangiavo da piccolo...!


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Aggiornamento del 14 Gennaio 2023:

Felice è colui che ama ancora ciò che amava all'asilo: non è stato spezzato in due dal tempo; non sono due uomini, ma uno solo, ed ha salvato non solo la sua anima ma la sua vita.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 26 Settembre 1908.