giovedì 30 agosto 2007

Padre Brown.

Eccolo, il mio prete preferito dopo il Papa!
Purtroppo è solo un prete della fiction, ma mi ha dato talmente tante belle cose per la mia vita che è insostituibile.
Per saperne di più vi rimando al blog dell'Uomo Vivo, che mi riviene stretto parente...
http://uomovivo.blogspot.com

Vi dico solo che è una creazione del grande grandissimo Gilbert Keith Chesterton.
L'immagine che vedete è di Renato Rascel, il padre Brown dell'omonima serie televisiva andata in onda in Italia negli anni '70 e che ebbe circa venti milioni di spettatori a puntata.

Io lo conobbi lì. E dopo tanti tanti anni mi si ripresentò, grazie a Dio!
Frequentatelo anche voi! Non potrà farvi che un gran bene!

Don Matteo.



Don Matteo è un altro dei miei preferiti.
E' un prete simpatico che per espressa ammissione di chi lo ha "messo al mondo" nella fiction vuole essere una specie di nuovo Padre Brown.
I telefilm sono di quelli davanti ai quali puoi mettere ancora i figli senza doverti preoccupare di quale schifo possano imparare.
I coprotagonisti (Flavio Insinna-Capitano Flavio Anceschi e Maresciallo Cecchini-Nino Frassica) fanno pure ridere.
Terence Hill è un mito della mia gioventù: le bellissime scazzottate sue e di Bud Spencer ci hanno fatto diventare grandi e ci siamo divertiti tantissimo davanti ai loro film (io me li rivedo sempre).

Qualche giorno fa sono stato a Gubbio, in Umbria, dove è ambientata tutta la fiction di Don Matteo. E' una città bellissima, e il fatto che ci sia stato girato Don Matteo è come la ciliegina sulla torta.

Vi sembrerà un po' stupida, questa cosa, ma per me non lo è.

Qui sotto una piccola parte dell'intervista rilasciata da Terence Hill nel 2002 quando presentò Don Matteo al pubblico, proprio a Gubbio.

Fabio Melelli: Arriviamo a Don Matteo che è una fiction di grande successo, le ha portato anche molta fortuna la città in cui è stata girata. Com'è nata l'idea di tornare a fare un prete?

Terence Hill: Diciamo che è stata un'idea contemporanea. Da una parte c'era Oldoini che stava scrivendo, o comunque aveva già avuto questa idea e dall'altra c'ero io che volevo fare un prete investigatore. Avevo già due sceneggiature scritte, anche abbastanza buone ma era un prete diciamo, più d'azione, faceva parte di un plotone di paracadutisti, quindi era un cappellano d'azione; però anche lui era un investigatore dato che l'ispirazione partiva sempre da padre Brown di Chersterton. Stavo preparando questa cosa qui, avevo anche dei contatti con Mediaset per poterla fare, viaggiavo tra l'America e Roma, poi Mediaset mi disse che la Rai stava facendo un prete simile a padre Brown e che, non potendolo più fare, dovevo tornare con un'altra idea. Tornai con un altro soggetto di sessanta pagine che ci piacque molto, stavo per ripartire per gli Stati Uniti quando mi chiama Bernabei per dirmi che mi voleva far vedere una cosa che stavano progettando con la Rai e così mi dettero quattro copioni. Io li lessi e mi piacquero molto di più di quello che avevo in mente io, era una cosa alla quale non avevo mai pensato e cioè l'idea di un prete investigatore nella provincia italiana. Quello che mi piaceva in particolare, era che c'erano sempre dei personaggi nuovi, con i quali si doveva confrontare. Quindi, come si dice, "act is reacting" cioè, "fare l'attore è reagire", reagire all'altro; era una grossa possibilità di reagire a tanti personaggi, quindi accettai con entusiasmo questa idea di Oldoini e dissi di sì... e così mi sono ritrovato a fare questo Don Matteo a Gubbio.

venerdì 27 luglio 2007

Irlanda


Capite perché mi piace?

martedì 24 luglio 2007

Simone De Magistris


Un'opera di Simone De Magistris, di cui è in corso una bella mostra a Caldarola (MC), vicino Tolentino.
A me piace tantissimo, questo pittore.
Guardate che colori e che forme.
Bello.
Altro dirvi non so.

Papa Benedetto, la guerra e la pace.



Discorso importantissimo all'Angelus di domenica scorsa di Papa Benedetto, in vacanza a Lorenzago di Cadore. Leggere bene. Capire bene. Diffondere.
Come sempre viva il Papa, il più lucido di tutti, non c'è storia.


Cari fratelli e sorelle!

In questi giorni di riposo che, grazie a Dio, sto trascorrendo qui in Cadore, sento ancor più intensamente l'impatto doloroso delle notizie che mi pervengono circa gli scontri sanguinosi e gli episodi di violenza che si verificano in tante parti del mondo. Questo mi induce a riflettere ancora una volta sul dramma della libertà umana nel mondo. La bellezza della natura ci ricorda che siamo stati posti da Dio a "coltivare e custodire" questo "giardino" che è la Terra (cfr Gn 2,8-17). Se gli uomini vivessero in pace con Dio e tra di loro, la Terra assomiglierebbe veramente a un "paradiso". Il peccato purtroppo ha rovinato questo progetto divino, generando divisioni e facendo entrare nel mondo la morte. Avviene così che gli uomini cedono alle tentazioni del Maligno e si fanno guerra gli uni gli altri. La conseguenza è che, in questo stupendo "giardino" che è il mondo, si aprono spazi di "inferno".

La guerra, con il suo strascico di lutti e di distruzioni, è da sempre giustamente considerata una calamità che contrasta con il progetto di Dio, il quale ha creato tutto per l'esistenza e, in particolare, vuole fare del genere umano una famiglia.
Non posso, in questo momento, non andare col pensiero ad una data significativa: il 1° agosto 1917 – giusto 90 anni or sono – il mio venerato predecessore, Papa Benedetto XV, indirizzò la sua celebre Nota alle potenze belligeranti, domandando che ponessero fine alla prima guerra mondiale (cfr AAS 9 [1917], 417-420). Mentre imperversava quell'immane conflitto, il Papa ebbe il coraggio di affermare che si trattava
di un'"inutile strage". Questa sua espressione si è incisa nella storia. Essa si giustificava nella situazione concreta di quell'estate 1917, specialmente
su questo fronte veneto. Ma quelle parole, "inutile strage", contengono anche un valore più ampio, profetico, e si possono applicare a tanti altri conflitti che hanno stroncato innumerevoli vite umane. Proprio queste terre in cui ci troviamo, che di per se stesse parlano di pace e di armonia, sono state teatro della prima guerra mondiale, come ancora rievocano tante testimonianze ed alcuni commoventi canti degli
Alpini. Sono vicende da non dimenticare! Bisogna fare tesoro delle esperienze negative che purtroppo i nostri padri hanno sofferto, per non ripeterle. La
Nota del Papa Benedetto XV non si limitava a condannare la guerra; essa indicava, su un piano giuridico, le vie per costruire una pace equa e duratura: la forza morale del diritto, il disarmo bilanciato e controllato, l'arbitrato nelle controversie, la libertà dei mari, il reciproco condono delle spese belliche, la restituzione dei
territori occupati ed eque trattative per dirimere le questioni. La proposta della Santa Sede era orientata al futuro dell'Europa e del mondo, secondo un progetto
cristiano nell'ispirazione, ma condivisibile da tutti perché fondato sul diritto delle genti. E' la stessa impostazione che i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni
Paolo II hanno seguito nei loro memorabili discorsi all'Assemblea delle Nazioni Unite, ripetendo, a nome della Chiesa: "Mai più la guerra!". Da questo luogo di
pace, in cui anche più vivamente si avvertono come inaccettabili gli orrori delle "inutili stragi", rinnovo l'appello a perseguire con tenacia la via del diritto, a rifiutare con determinazione la corsa agli armamenti, a respingere più in generale la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi.

Con nel cuore questi pensieri e questi auspici, eleviamo ora una speciale preghiera per la pace nel mondo, affidandola a Maria Santissima, Regina della Pace.

sabato 21 luglio 2007

Hanno liberato padre Bossi e sono contento.

Cari amici, oramai tutti sanno che è stato liberato padre Bossi.
Sono arcicontento che la cosa sia finita bene.
Padre Bossi è del PIME, il Pontificio Istituto per le Missioni Estere, un ordine di preti sanissimi e veramente cattolici, di cui fanno parte due grandi, padre Piero Gheddo (super! L'anno scorso ho letto la storia della vita di suo padre e sua madre! Eccezionale!) e padre Bernardo Cervellera, il direttore di AsiaNews (umilmente mi vanto di essergli amico).
Rimasi molto colpito alcuni anni fa al Meeting per l'Amicizia tra i Popoli di Rimini quando vidi una mostra sui preti del PIME che si chiamava "Per uno solo". Tra gli altri mi colpì tanto padre Clemente Vismara.
Per uno solo perché partiva da una frase di don Giussani che ricordava, una volta che era andato in Brasile, di aver visto partire un prete del PIME per la foresta amazzonica per recarsi nel più profondo di essa e raggiungere dopo non so quanti giorni di cammino a piedi in mezzo alle zanzare e ai parassiti acquatici peggiori, con stivaloni e reticelle attorno al corpo, per andare a trovare l'unico cristiano che stava in un certo posto.
Sono così, questi uomini.

mercoledì 18 luglio 2007

Il Gino!


Di Tolkien parleremo ancora un'altra volta, l'argomento è infinito ed è una delle basi fondamentali della mia educazione.

Ora però vorrei farvi vedere un grande uomo, un grande sportivo: Gino Bartali!
Grande!

Intanto la foto, poi quando avrò tempo approfondiremo.
Dico solo che il film fatto l'anno scorso dalla Rai è bellissimo e funge bene al suo scopo, quello di far conoscere questo grande.

Mio figlio si è esaltato vedendo il film. Io mi sono commosso tante volte.
Che grinta! Che cuore!