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mercoledì 3 agosto 2022

Basta con la campagna di promozione del suicidio!

Vado decisamente contromano e mi associo a chi ha detto quanto segue:

Decine di migliaia di malati fragili e spesso senza le cure adeguate di cui avrebbero bisogno e diritto rischiano di essere influenzati dall'ennesima, assordante campagna mediatica pro-suicidio imbastita da Cappato e dai radicali: la magistratura ha il dovere di tutelare la vita e la dignità di queste persone rispettando i limiti, già critici, posti dalla Corte Costituzionale alla pratica del suicidio assistito, per assicurare quella tutela minima del bene vita per sua natura escluso dalla disponibilità individuale.

Oggi circa il 70% dei malati che ne avrebbero diritto secondo la legge, in prevalenza proprio malati oncologici, non ha accesso al sistema di cure palliative, a causa dello scarso finanziamento pubblico e dello scarso radicamento nelle strutture sanitarie territoriali. Questo significa che lo Stato induce i malati e sofferenti a farsi fuori piuttosto che garantire loro le cure adeguate e necessarie per vivere con dignità.

sabato 23 luglio 2022

Frammenti della mia filosofia - 18 - Francesco De Gregori - Il bufalo può scartare di lato e cadere...

"Tra bufalo e locomotiva / la differenza salta agli occhi: / la locomotiva ha la strada segnata, / il bufalo può scartare di lato e cadere".

Francesco De Gregori, Bufalo Bill.



Frammenti della mia filosofia - 17 - Gilbert Keith Chesterton, È tutto oro quello che luccica.

«È tutto oro quel che luccica, specialmente adesso che il nostro è uno Stato Sovrano. A che serve uno Stato Sovrano se non può coniare le proprie sterline d’oro? Possiamo fare di ogni cosa un metallo prezioso, come fecero gli uomini all’alba del mondo. Scelsero l’oro non perché fosse raro; i vostri scienziati possono citarvi venti tipi diversi di fango ben più rari. Scelsero l’oro perché brillava, perché era difficile da trovare, ma una volta trovato era bello. Non si può combattere con spade d’oro, né si possono mangiare biscotti d’oro; l’oro si può solo ammirare, e potete ammirarlo anche qui fuori».

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo



venerdì 8 aprile 2022

Frammenti della mia filosofia - 12 - Dalla parte di nessuno.


 «Parte? Dalla parte di nessuno, perché nessuno è dalla mia parte, piccolo orco».

Barbalbero risponde a Merry e Pipino, in John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli.

***

Qual era dunque “il Partito della Contea” per il quale il brillante scrittore inglese militava? Era un conservatore, un’ecologista, o forse addirittura un precursore del sovranismo? (...)  vorrei dire la mia, chiamando in causa lo stesso Tolkien. La citazione è naturalmente tratta da Il Signore degli Anelli e proviene da un personaggio tanto fondamentale quanto sottovalutato da molti lettori e spettatori dei film tratti dal romanzo: Barbalbero. Egli è un Ent, un pastore di alberi, una creatura antichissima della Terra di Mezzo la cui grande saggezza deriva dall’essere stato testimone di molti eventi e conflitti.

Nel corso di una vivace conversazione con i due Hobbit Merry e Pipino, che cercano di convincerlo a scendere in campo nella Guerra dell’Anello, Barbalbero si sente rivolgere una domanda cruciale: ma tu da che parte stai? Ovvero con chi ti schieri, qual è il tuo partito. La risposta di Barbalbero è pronta: «Parte? Dalla parte di nessuno, perché nessuno è dalla mia parte, piccolo orco».

Questa reazione, venata da una nota di triste amarezza, non impedirà comunque all’Ent di dare il proprio decisivo apporto nella battaglia contro Saruman, contro il disegno dell’Oscuro Signore di imporre al mondo il suo potere. Tuttavia l’espressione di Barbalbero è molto significativa, e forse potrebbe essere utilizzata come chiave interpretativa per comprendere Tolkien e la sua visione del mondo.

Perché preoccuparsi da quale parte stare, quando nessuno – o quasi – si preoccupa di dove sto io, ovvero di ciò che mi sta a cuore, in cui credo, per cui lotto e soffro? Chi stava dalla parte di questo ragazzo cresciuto nella periferia di Birmingham, che aveva perso da bambino il padre, la cui madre si convertì al cattolicesimo sull’esempio del grande John Henry Newman, e che portò con sé i figli nella via gloriosa e dolorosa della Chiesa in Inghilterra, una via di martirio, di persecuzione, di discriminazione?

La visione del mondo di Tolkien è l’esito di questo percorso, di questa identità di cattolico inglese. Non poteva quindi avere idee nazionaliste, o tantomeno imperialiste. Amava la “Merry England” medievale, non certo l’Impero Britannico.

(...)

Combatté nella Prima guerra mondiale vedendo e descrivendo la crudeltà e l’ottusità dei suoi comandanti.

Negli anni Trenta assisté all’ascesa dei totalitarismi, e fu critico durissimo e ironico delle pretese razziali del nazismo. Suo figlio maggiore che studiava per il sacerdozio a Roma dovette fuggire nel 1940 dai fascisti che lo volevano far prigioniero. Conobbe i bombardamenti della guerra, ma si rese perfettamente conto (...) che i vincitori Alleati non erano delle sedicenti “forze del bene” e che altri mali sarebbero arrivati.

Paolo Gulisano, prefazione a Luca Fumagalli, La società della Contea - Appunti sulla filosofia politica di J. R. R. Tolkien

giovedì 18 novembre 2021

Armenia Libera!

Ազատ Հայաստան

domenica 31 gennaio 2021

San Paolo parlò chiaro.

Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!

Ai Galati.

Modo enim hominibus suadeo an Deo? An quaero hominibus placere? Si adhuc hominibus placerem, Christi servus non essem.

Ad Galatas. 

mercoledì 30 dicembre 2020

...Ecco, ho trovato, una penna a sfera 🖊!!!

È abbastanza vero che ogni uomo deve avere un colpo di genio, perché ha solo un colpo in canna – e viene gettato nudo nella battaglia. La pretesa del mondo bussa direttamente alla sua porta. In breve (come suggerisce il libro del Successo) egli deve dare "il suo meglio", e quanta poca parte di lui è "il suo meglio"! Il suo "discreto" è spesso molto meglio. Se è il primo violino, allora è costretto a suonare per sempre, dimenticandosi che è una gradevole e buona cornamusa, una bella e discreta stecca da biliardo, un fioretto, una penna a sfera, una partita a bridge, una pistola e un'immagine di Dio.


Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

mercoledì 10 giugno 2020

Contromano!


Nella mia città, San Benedetto del Tronto, c’è via Toscana.
Bella lunga, con tante case, una chiesa parrocchiale, bar e negozi vari, molto popolare: c’è la gente normale, comune, il popolo.

E’ una via proprio “contromano”: il senso di marcia (unico) è sud - nord, ma i numeri civici sono disposti da nord a sud. Macchine parcheggiate a destra e a sinistra, stretta.
E’ un problema? Assolutamente no, anzi!
E’ il teatro di uno sport fantastico ed estremo, comunque: l’andare in bicicletta contromano. Le campionesse sono le donne che hanno superato gli anta ma alla grande: si piazzano sulla strada rigorosamente in senso vietatissimo scendendo dal fosso dell’Albula, sprezzanti del pericolo, con le loro biciclette da passeggio e due belle buste della spesa una a destra e una a sinistra possibilmente con almeno un boccione di ammorbidente che spunta dal manubrio. Primatista mondiale è la madre di un mio vecchio amico, che abita da quelle parti. Le più ardite fanno anche delle belle partenze pattinando con un piede a terra e l’altro sul pedale a sella libera, per poi piazzarsi come principesse sulle selle delle loro biciclette, riprendere la pedalata “regolare” e successivamente scendere con lo stesso metodo.

Il Comune chiama scienziati della viabilità per capire quale sia il miglior senso di marcia delle strade della nostra industriosa cittadina, ma le nostre atlete del contromano se ne fregano: va’ dove ti porta la busta della spesa!

In fondo a chi fanno del male? Qualche parolaccia gli automobilisti la dicono, ma andando piano e non eternamente schizzati le possono risparmiare. Che fanno loro, in fondo? Accorciano, tagliano, vanno in giù dritte senza tanti problemi, scelgono la via migliore anche se perigliosa.
Il mio non è un invito a contravvenire alle regole del traffico e fare una sorta di bungee jumping a poco prezzo per voglia di brivido. Però queste donne intrepide mi suggeriscono tante riflessioni. L’altro giorno per riflettere meglio l’ho fatto anch’io. Guardare le facce di quelli che ti polverizzerebbero mentre vai contromano non ha prezzo, comunque.

Un po’ è una metafora della vita, però.
Ragazzi, dopo tanto tempo ci ho rifatto...
Oggi più che mai la strada te la preparano sin da piccolo, e la vera libertà è un frutto difficilissimo da coltivare. Ho scritto sempre su queste colonne più e più volte (Il non essere conformisti e Siamo tutti di Notting Hill, tanto per fare due esempi) del nostro crescere e vivere secondo degli standard già scritti e stabiliti di cui non ci rendiamo quasi mai conto; quando ce ne rendiamo conto per paura tendiamo ad accettarli credendo che si tratti dell’unico modo di vivere possibile. Questo è un grave handicap perché ci si autolimita all’interno di un percorso prestabilito da altri: non dalla nostra tradizione (che è un modo serio di seguire qualcun altro) ma semplicemente da qualcun altro che possiede forza persuasiva (pressing, pubblicità, giornaloni, case editrici, televisioni, pseudopensatori a disposizione) e ti vuole convincere che di famiglia non esiste solo quella normale (sì, normale: babbo maschio e mamma femmina sposati tra loro e figli al seguito) ma anche quella “arcobaleno”, che la scuola buona è solo quella pubblica o quella “d’elite”, che i soldi si mettono e si prendono solo in banca, che lavorare significa solo essere dipendenti di qualcuno e impiegati, che la campagna è superata, che...
Andare contromano allora significa fare percorsi che non tutti fanno e che spesso cozzano con quelli degli altri anche se sono percorsi buoni, solo che non sembrano tali perché tutti fanno altro. Anche di questo ho parlato (I costruttori del mondo buono, L’aiuto reciproco, solo per esemplificare), mai abbastanza.
Comprendo che la forza persuasiva del numero per alcuni sia determinante, ma non lo trovo né ragionevole, né umano, né normale.
Quando osservo la realtà non mi devo fermare davanti alle apparenze. Per esempio non devo pensare che la crisi sia dovuta a chissà che cosa, che aspettiamo la ripresa o altro: devo pensare a quale sia la causa vera di tutto e questa è la dominazione della finanza su tutto. Dico sempre che le banche sono un’invenzione che ha qualche secolo ma che fino a qualche decina di anni fa non avevano tutto lo spazio che hanno oggi nella nostra società. Come fare? Io sono uno, ma il mio sangue non lo darò a questo Moloch, almeno per quanto mi è possibile; e nel frattempo lavoro con i miei amici per tirare su un modo per evitare di dare il nostro sangue al di fuori di noi. Lo stiamo già facendo, come le formichine. Nel Medioevo funzionava così. San Giacomo della Marca, di fronte allo strapotere di chi dava soldi a strozzo (detto semplicemente), inventò i Monti di Pietà. Oggi è contromano, siamo d’accordo, però si può fare.
Tutti si lamentano dell’egoismo in giro per il mondo, ma quanti usano collaborare seriamente e con impegno? Molti credono che il lavoro necessiti che ognuno si faccia “gli affari suoi” e questo, nonostante tutto, per loro non stona con la lamentela sull’egoismo. Se lavoro, cerco di aiutare chi mi sta intorno e di farmi aiutare. Questo è molto contromano, ve lo garantisco, ma non c’è problema. Siamo io e te ad aiutarci, e questo castello non lo espugneranno senza colpo ferire, non permetteremo che qualcuno ci obblighi a fare a meno l’uno dell’altro. Andremo contromano, sul rasoio, ma andremo per la nostra strada. Si inventeranno mille cose perché noi rientriamo nei loro standard, ma noi finché potremo lo eviteremo.
Pier Giorgio Frassati era anche lui uno spericolato del contromano: figlio di una delle famiglie più ricche ed influenti d’Italia, visse come un San Francesco del Ventesimo secolo, totalmente distaccato da certezze diverse da Nostro Signore Gesù Cristo. La sua grandezza consiste prevalentemente in questo, e tutto lo splendore quasi pirotecnico della sua vita ha tratto forza da questo atteggiamento. Altri, come noi facciamo spesso, avrebbero fatto mille distinguo sul “vivere la realtà”, sul “vivere in base a quello che ci troviamo intorno”, sullo “sfruttare i talenti” (di papà), pur di trovare un bel piedone da mettere in tutte le staffe possibili. Lui i piedi li teneva belli per terra e spesso proprio fisicamente, visto che regalava le sue scarpe ai poveretti che incontrava, anche a Berlino con il termometro sottozero.
Gilbert Keith Chesterton non fu da meno: scrittore popolarissimo prima e dopo la sua conversione, poteva “fare l’intellettuale” e gli sarebbe riuscito benissimo, ma scelse di andare fino in fondo alla strada che Nostro Signore gli aveva messo davanti e che lui aveva riconosciuto, scelto e allegramente percorso portandosi dietro - grazie ai suoi scritti - migliaia di persone (quanti gli debbono, ancora oggi a quasi ottant’anni dalla morte, la conversione?). Addirittura passò gli ultimi dodici anni della sua vita a realizzare il distributismo, cioè il cattolicesimo nella società. Andava in giro praticamente tutte le sere per sale, pub, osterie, circoli a spiegare che il cattolicesimo conformava la vita di tutti i giorni anche nel lavoro, nella famiglia e non solo come “ispirazione morale” ma proprio facendo le cose. Poteva fare l’intellettuale e non lo fece.
Facevano tutti e due cose che gli altri non facevano. Erano immersi fino al collo nel mondo ma non si facevano minimamente toccare da idee distorte, scelte meno che dritte, erano due persone allegre e pugnaci e a distanza di decenni ne stiamo ancora parlando e le nostre vite prendono tanto da loro, dalle scelte grandi alle cose piccine.
Non ebbero il problema dell’andare con la corrente. Diceva Chesterton che una cosa morta può andare con la corrente ma solo una cosa viva può andarvi contro, e che la tolleranza è la virtù dell’uomo senza convinzioni. Pier Giorgio diceva dal canto suo che bisogna vivere e non vivacchiare e che abbiamo la Verità da difendere.
A volte si rischia, ma di sicuro si vive, se si va contromano.
“Noi dobbiamo considerare la vita come un’incursione o come una grande avventura. La cosa più pericolosa del mondo è che è vivo; si è sempre in pericolo di vita” (GIlbert Keith Chesterton).
E comunque Via Toscana a San Benedetto del Tronto è una buona pista di prova... Sempre la via migliore, anche se pericolosa.

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Aggiornamento del 21 Gennaio 2023:

Una settimana fa ho incontrato davanti al Bar Giuliani, lungo appunto la pista migliore dello sport più bello del mondo, quella signora di cui parlavo sopra, la campionessa di contromano. Era a piedi, ma sorridente, anzi ridente proprio, l'ho salutata con affetto, l'ho presentata nella sua qualità al mio amico piuttosto perplesso ma divertito Marco L. con cui stavo parlando e le ho detto: "O bella, ma quante ne hai fatte su 'sta strada...?!?" e lei ridendo e quasi giustificandosi: "eh, ma mo' m'hanno levato la bicicletta..." e io: "Ma tu rimani sempre la mia campionessa!".

Sono stato proprio contento.