lunedì 27 aprile 2026

Allineatisi i pianeti...


Ieri si sono allineati diversi pianeti in serie C girone B. 

Molto satisfattivo. Dico solo questo.

Forza Samb!

E tanti saluti a tutti!

domenica 12 aprile 2026

Nonsense secondo l'Enciclopedia Treccani, denuncia di fissazione ed altre considerazioni.

Uno dei capolavori del genere nonsense
opera di colui che potrebbe esserne considerato
il caposcuola, Edward Lear.



Nonsense

‹nònsëns› s. e agg., ingl. [comp. di non «non» e sense «senso»], usato in ital. al masch. e come agg. – 1. s. m. Scritto anche in grafia divisa (non-sense), ha usi analoghi a quelli dell’ital. nonsenso. 2. agg. Nella letteratura inglese, n. poem, n. verses e sim., breve composizione poetica, di carattere fantastico o umoristico, che presenta temi, azioni, personaggi strani, grotteschi, anomali, surreali, al fine di divertire con l’assurdo, senza intenzioni critiche. Con altro sign., in genetica (dove l’aggettivo ingl. viene talvolta italianizzato in nonsenso), tripletta nonsense, ciascuna delle tre triplette che non codificano nessun aminoacido e che vengono utilizzate come segnale di terminazione nella sintesi di una proteina; mutazione nonsense, quella che determina la trasformazione di una tripletta codificante in una nonsense.

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Denuncio di essermi fissato con l'argomento. Non ci può fare niente nessuno, si segue la fissa sperando che dia un frutto. Uno lo dà, mi tiene la mente occupata, e di solito così non faccio danni, o ne faccio di meno.

Chesterton amava il nonsense. Pur essendo uno di quelli che cercano di usare il più possibile l'italiano (so bene che è pieno di migliaia di prestiti e rielaborazioni da altre lingue, e apprezzo pure quello), mi piace usare il termine inglese perché penso che in italiano "nonsenso" suoni con un'accezione più negativa (sembra una condanna di un tribunale razionalista), invece il termine nonsense in inglese mantiene una simile colorazione solo quando è usato fuori dal linguaggio della letteratura. In letteratura è proprio come dice la Treccani, in genere incarna una breve composizione poetica umoristica o fantastica, tendente al surreale, divertente.

C'è però di più. Intanto Chesterton ne fa uno strumento di conoscenza ma ancor di più di difesa della realtà, meglio ancora di difesa del nostro rapporto con la realtà affinché rimanga corretto, profondo, vitale, determinante. Nel blog della Società Chestertoniana Italiana ho scritto che

Una chiave di lettura del tema, che è sempre il recupero delle cose ordinarie rendendole strane, è in questa frase:

ma perché un giornalista vecchio e noioso, che ora si è ridotto a parlare alla radio, perché quest'uomo attempato continua ad amare Andersen, anche dopo aver letto questo libro? Rispondo: perché la cosa più amabile del mondo è l'umiltà.

Il brano è tratto da Radio Chesterton, una parziale raccolta dei testi di trasmissioni radiofoniche condotte da GKC alla fine degli anni Trenta sulla BBC. Questo in particolare è tratto da Davanti e dietro allo specchio (Both Sides the Looking Glass), il testo di una trasmissione in cui recensì un volume di lettere di Lewis Carroll e una biografia di Hans Christian Andersen. Il pensiero di Chesterton è che occorra sempre mantenere o recuperare l'umiltà per assaporare il vero gusto delle cose ordinarie. 

Dunque: recuperare le cose ordinarie rendendole strane, per impedire che le consideriamo scontate, dovute, dimenticate, impolverate. Ma cosa c'entra l'umiltà?

L'umiltà è una delle chiavi per cui l'uomo vede il mondo e la realtà come sono veramente, e il suo vero rapporto con il mondo stesso.

Uno dei mezzi per ottenere il risultato di

vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate (L'Imputato)

è l'uso dell'immaginazione per 

rendere strane le cose stabili (...), rendere i fatti meraviglie (L'Imputato).

Quindi per lo scopo di vedere vive e non scontate le circostanze quotidiane c'è appunto l'umiltà e c'è pure il Mooreeffoc, nominato molte volte negli ultimi tempi qui sul blog perché citato in Charles Dickens. A Critical Study, cioè la fantasia e l'immaginazione applicate alla realtà da parte del Nostro Gilbert, la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. Dunque anche il nonsense ha una funzione morale ed educativa.

Il Mooreeffoc è una spettacolare trovata di Dickens, raccolta da Chesterton con uno scatto da centometrista (l'avreste mai detto che il nostro amico decisamente sovrappeso ce l'avrebbe fatta?) e a sua volta ripresa da John Ronald Reuel Tolkien, il babbo di Bilbo, Frodo, Gandalf, Aragorn e compagni. Tolkien ne parla nel suo On Fairy-Stories, e nel collegamento legato alla parola Mooreeffoc qui sopra trovate un breve scritto esplicativo. In particolare Tolkien dice:
Naturalmente, le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l'umiltà. E (soprattutto per chi è umile) c'è il Mooreeffoc, ovvero la Fantasia chestertoniana. Mooreeffoc è una parola immaginaria, ma la si può trovare scritta per esteso in ogni città di questo paese. È l'insegna di un coffee room, un caffè, vista dall'interno attraverso una porta a vetri, come fu vista da Dickens in una scura giornata londinese; e venne utilizzata da Chesterton per indicare la bizzarria delle cose divenute ovvie, quando sono osservate improvvisamente da una nuova prospettiva. La maggior parte delle persone concederà che questo genere di "fantasia" è abbastanza sana, e non può mai essere a corto di materiale (J.R.R. Tolkien, Il Medioevo e il fantastico, Bompiani, Milano-Firenze 2022].
Ho da ridire sull'uso nella versione italiana del termine "riscoperta" per rendere il verbo inglese "recover". Preferisco renderlo con "recuperare" o "riacquistare". Ma a parte questo, è bello vedere questi tre signori indicarci una strada ben precisa per ricomprare qualcosa che abbiamo perso o che rischiamo di perdere, ossia il senso della meraviglia e cioè il senso ultimo delle nostre cose quotidiane inteso come slancio verso lo scopo ultimo della nostra vita qui e dopo. Allora è giusto dire che ci vogliano umiltà e serietà di bambini (sulla serietà del nonsense Chesterton spende parole sensatissime che trovate nel primo collegamento che riporto in alto).

Tornerò presto, almeno spero, sull'argomento (ma spesso sono promesse di marinaio -- in ogni caso lo faccio per me, poi se qualcuno ci trova gusto va bene lo stesso).


sabato 28 marzo 2026

Frammenti della mia filosofia - 91 - Le cattedrali medievali e la via pulchritudinis di Benedetto XVI.


N.b.: Neretti miei.

***

Cari fratelli e sorelle!

Nelle catechesi delle scorse settimane ho presentato alcuni aspetti della teologia medievale. Ma la fede cristiana, profondamente radicata negli uomini e nelle donne di quei secoli, non diede origine soltanto a capolavori della letteratura teologica, del pensiero e della fede. Essa ispirò anche una delle creazioni artistiche più elevate della civiltà universale: le cattedrali, vera gloria del Medioevo cristiano. Infatti, per circa tre secoli, a partire dal principio del secolo XI si assistette in Europa a un fervore artistico straordinario.

Un antico cronista descrive così l’entusiasmo e la laboriosità di quel tempo: “Accadde che in tutto il mondo, ma specialmente in Italia e nelle Gallie, si incominciasse a ricostruire le chiese, sebbene molte, per essere ancora in buone condizioni, non avessero bisogno di tale restaurazione. Era come una gara tra un popolo e l’altro; si sarebbe creduto che il mondo, scuotendosi di dosso i vecchi cenci, volesse rivestirsi dappertutto della bianca veste di nuove chiese. Insomma, quasi tutte le chiese cattedrali, un gran numero di chiese monastiche, e perfino oratori di villaggio, furono allora restaurati dai fedeli” (Rodolfo il Glabro, Historiarum 3,4).

Vari fattori contribuirono a questa rinascita dell’architettura religiosa. Anzitutto, condizioni storiche più favorevoli, come una maggiore sicurezza politica, accompagnata da un costante aumento della popolazione e dal progressivo sviluppo delle città, degli scambi e della ricchezza. Inoltre, gli architetti individuavano soluzioni tecniche sempre più elaborate per aumentare le dimensioni degli edifici, assicurandone allo stesso tempo la saldezza e la maestosità. Fu però principalmente grazie all’ardore e allo zelo spirituale del monachesimo in piena espansione che vennero innalzate chiese abbaziali, dove la liturgia poteva essere celebrata con dignità e solennità, e i fedeli potevano sostare in preghiera, attratti dalla venerazione delle reliquie dei santi, mèta di incessanti pellegrinaggi.

Nacquero così le chiese e le cattedrali romaniche, caratterizzate dallo sviluppo longitudinale, in lunghezza, delle navate per accogliere numerosi fedeli; chiese molto solide, con muri spessi, volte in pietra e linee semplici ed essenziali. Una novità è rappresentata dall’introduzione delle sculture. Essendo le chiese romaniche il luogo della preghiera monastica e del culto dei fedeli, gli scultori, più che preoccuparsi della perfezione tecnica, curarono soprattutto la finalità educativa.

Poiché bisognava suscitare nelle anime impressioni forti, sentimenti che potessero incitare a fuggire il vizio, il male, e a praticare la virtù, il bene, il tema ricorrente era la rappresentazione di Cristo come giudice universale, circondato dai personaggi dell’Apocalisse. Sono in genere i portali delle chiese romaniche a offrire questa raffigurazione, per sottolineare che Cristo è la Porta che conduce al Cielo. I fedeli, oltrepassando la soglia dell’edificio sacro, entrano in un tempo e in uno spazio differenti da quelli della vita ordinaria. Oltre il portale della chiesa, i credenti in Cristo, sovrano, giusto e misericordioso, nell’intenzione degli artisti potevano gustare un anticipo della beatitudine eterna nella celebrazione della liturgia e negli atti di pietà svolti all’interno dell’edificio sacro.

Nel secoli XII e XIII, a partire dal nord della Francia, si diffuse un altro tipo di architettura nella costruzione degli edifici sacri, quella gotica, con due caratteristiche nuove rispetto al romanico, e cioè lo slancio verticale e la luminosità. Le cattedrali gotiche mostravano una sintesi di fede e di arte armoniosamente espressa attraverso il linguaggio universale e affascinante della bellezza, che ancor oggi suscita stupore. Grazie all’introduzione delle volte a sesto acuto, che poggiavano su robusti pilastri, fu possibile innalzarne notevolmente l’altezza.

Lo slancio verso l’alto voleva invitare alla preghiera ed era esso stesso una preghiera. La cattedrale gotica intendeva tradurre così, nelle sue linee architettoniche, l’anelito delle anime verso Dio. Inoltre, con le nuove soluzioni tecniche adottate, i muri perimetrali potevano essere traforati e abbelliti da vetrate policrome. In altre parole, le finestre diventavano grandi immagini luminose, molto adatte ad istruire il popolo nella fede. In esse - scena per scena – venivano narrati la vita di un santo, una parabola, o altri eventi biblici. Dalle vetrate dipinte una cascata di luce si riversava sui fedeli per narrare loro la storia della salvezza e coinvolgerli in questa storia.

Un altro pregio delle cattedrali gotiche è costituito dal fatto che alla loro costruzione e alla loro decorazione, in modo differente ma corale, partecipava tutta la comunità cristiana e civile; partecipavano gli umili e i potenti, gli analfabeti e i dotti, perché in questa casa comune tutti i credenti erano istruiti nella fede.

La scultura gotica ha fatto delle cattedrali una “Bibbia di pietra”, rappresentando gli episodi del Vangelo e illustrando i contenuti dell’anno liturgico, dalla Natività alla Glorificazione del Signore. In quei secoli, inoltre, si diffondeva sempre di più la percezione dell’umanità del Signore, e i patimenti della sua Passione venivano rappresentati in modo realistico: il Cristo sofferente (Christus patiens) divenne un’immagine amata da tutti, ed atta a ispirare pietà e pentimento per i peccati. Né mancavano i personaggi dell’Antico Testamento, la cui storia divenne in tal modo familiare ai fedeli che frequentavano le cattedrali come parte dell’unica, comune storia di salvezza.

Con i suoi volti pieni di bellezza, di dolcezza, di intelligenza, la scultura gotica del secolo XIII rivela una pietà felice e serena, che si compiace di effondere una devozione sentita e filiale verso la Madre di Dio, vista a volte come una giovane donna, sorridente e materna, e principalmente rappresentata come la sovrana del cielo e della terra, potente e misericordiosa. I fedeli che affollavano le cattedrali gotiche amavano trovarvi anche espressioni artistiche che ricordassero i santi, modelli di vita cristiana e intercessori presso Dio.

E non mancarono le manifestazioni “laiche” dell’esistenza; ecco allora apparire, qua e là, rappresentazioni del lavoro dei campi, delle scienze e delle arti. Tutto era orientato e offerto a Dio nel luogo in cui si celebrava la liturgia. Possiamo comprendere meglio il senso che veniva attribuito a una cattedrale gotica, considerando il testo dell’iscrizione incisa sul portale centrale di Saint-Denis, a Parigi: “Passante, che vuoi lodare la bellezza di queste porte, non lasciarti abbagliare né dall’oro, né dalla magnificenza, ma piuttosto dal faticoso lavoro. Qui brilla un’opera famosa, ma voglia il cielo che quest’opera famosa che brilla faccia splendere gli spiriti, affinché con le verità luminose s’incamminino verso la vera luce, dove il Cristo è la vera porta”.

Cari fratelli e sorelle, mi piace ora sottolineare due elementi dell’arte romanica e gotica utili anche per noi. Il primo: i capolavori artistici nati in Europa nei secoli passati sono incomprensibili se non si tiene conto dell’anima religiosa che li ha ispirati. Un artista, che ha testimoniato sempre l’incontro tra estetica e fede, Marc Chagall, ha scritto che “i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell'alfabeto colorato che era la Bibbia”. Quando la fede, in modo particolare celebrata nella liturgia, incontra l’arte, si crea una sintonia profonda, perché entrambe possono e vogliono parlare di Dio, rendendo visibile l’Invisibile. Vorrei condividere questo nell’incontro con gli artisti del 21 novembre, rinnovando ad essi quella proposta di amicizia tra la spiritualità cristiana e l’arte, auspicata dai miei venerati Predecessori, in particolare dai Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Il secondo elemento: la forza dello stile romanico e lo splendore delle cattedrali gotiche ci rammentano che la via pulchritudinis, la via della bellezza, è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarsi al Mistero di Dio. Che cos’è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne? Afferma sant’Agostino: “Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l’ha creata, se non la Bellezza Immutabile?” (Sermo CCXLI, 2: PL 38, 1134).

Cari fratelli e sorelle, ci aiuti il Signore a riscoprire la via della bellezza come uno degli itinerari, forse il più attraente ed affascinante, per giungere ad incontrare ed amare Dio.

(Benedetto XVI, udienza generale di mercoledì 18 novembre 2009)

Duomo di Modena - facciata
(foto di Marco Sermarini©)

Chiesa abbaziale
di Nonantola -navata centrale
(foto di Marco Sermarini©)

Duomo di Modena -
navata centrale
(foto di Marco Sermarini©)






giovedì 5 marzo 2026

Silenzio! Sennò non si diventa neri... 😵‍💫 😂

 


Canzone fortemente nonsense.

La cantavamo tutte le mattine andando a scuola coi bambini. Imparata a memoria.

Chi non apprezza il nonsense è nonsense 😜.

domenica 1 marzo 2026

Tutto pulito.


Associazione gratuita e non sensata di idee ma non per questo priva di significato.

Sono andato qualche mese fa a passeggiare con un caro amico, abbiamo affrontato il Monte Vettore da un'altra prospettiva che non fosse quella di arrivare in vetta, o meglio sulla cima più alta del gruppo del Monte Vettore, ed infatti abbiamo raggiunto la Punta di Prato Pulito e poi la Cima del Lago, da dove si vede - come suggerisce il nome - il Lago di Pilato. Vi confesso che è una bellissima passeggiata e mi sono affezionato a quel luogo, ho fatto anche amicizia con le stelle alpine, se volete mi sono fissato.

Mentre vado in Ascoli Piceno per lavoro, giorni fa, guardo in lontananza il gruppo del Vettore ben innevato, e ad un certo punto vedo chiara la Punta di Prato Pulito. Lì mi è scattata l'associazione di idee: 

Prato Pulito, minestra pulita. 

Mi sono ricordato di giorni d'infanzia e di lotte... alimentari.

Tanti anni fa il nostro primo figlio era un bambinetto piccolino, ed era costretto a mangiare una minestra composta di brodo di carne (lo preparava mia mamma come si faceva una volta), un omogeneizzato e non so cos'altro. La mistura non gli era particolarmente gradita, per cui quando un po' più grandicello (sempre piccolino!) scoprì che il brodo da cui partiva il miscuglio in realtà non era torbido come ciò che era costretto a mangiare, ed era decisamente più gustoso, iniziò a dire che lui voleva "la minestra pulita". Chiamalo fesso, dicevo.

Ma tutto questo che c'entra? Montagna, Prato Pulito, prati puliti, minestre pulite?

C'entra, c'entrano.

Prato Pulito, minestra pulita, tutto pulito, tutto gradito. Infanzia, gratitudine, innocenza, piccola fatica, grande fatica, sempre è fatica, tutto è un po' fatica, sudore, bello, tutto bello, tutto pulito, tutto gradito, tutto è un Prato Pulito.

Indubbiamente c'è del nonsense ma ci vuole, ci vuole, non credo se ne possa fare a meno, la vita non è ragioneria, non è mai partita doppia anche se inspiegabilmente riporta sempre, se amiamo la realtà. Per cui ogni tanto vale la pena di associare cose apparentemente estranee che tali non sono. La vita è un bellissimo puzzle che non ci siamo scelti e per questo puzzle iniziamo a combattere da piccoli prima ancora di essere arruolati, disse Chesterton.

Purtroppo non ho foto innevate del luogo, e vi dirò che arrivare lassù di questi tempi non sarebbe proprio una passeggiata semplice, per cui vi ripropongo quelle estive scattate lo scorso settembre 2025.

Tutto pulito, grazie.


Vista ovest dalla Punta di Prato Pulito
(le Piane di Castelluccio coperte dalle nuvole)


Vista sud ovest dalla Punta
di Prato Pulito (in lontananza
le montagne laziali)





martedì 10 febbraio 2026

Oggi Giornata del Ricordo 2026 ripropongo il vero.

Lo scrissi due anni fa, non c’è motivo che non lo faccia anche quest’anno. Tutto è vero e tale sempre rimarrà.

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Oggi, Giornata del Ricordo, il mio pensiero va a mio suocero Arcangelo e alla sua famiglia che fuggirono dall'Istria, e a tutti quelli che sono costretti dalle ideologie mortifere a fuggire dalla loro patria. Ne sono talmente tanti che se facessi un elenco farei di sicuro torto a qualcuno.

Per quanto mi riguarda, penso che se i cosiddetti partigiani comunisti jugoslavi e i loro compari italiani avessero fatto "meglio" il loro lavoro, la mia vita sarebbe stata molto molto diversa, ovviamente in peggio. Qualcuno dirà: ma che ne sai? Io rispondo: invece lo so. Nostro Signore mi ha fatto molti grandi doni, tra cui la mia cara moglie ed i miei cari figli.

Per cui oggi ringrazio Iddio, prego per le vittime e prego anche per i loro carnefici, prego e lavoro perché ovunque si possa instaurare il Regno di Nostro Signore Gesù Cristo, la qual cosa risolverebbe tutti i conflitti.

Una volta lo dissi ai miei amici in Terrasanta, basterebbe svegliarci cinque minuti prima degli altri... ma questa è un'altra storia, molto lunga da raccontare.

https://marcosermarini.blogspot.com/2024/02/giornata-del-ricordo-2024-qualche.html?m=1