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sabato 2 marzo 2024

Creature sorprendenti.


'My dear Frodo!' exclaimed Gandalf. 'Hobbits really are amazing creatures, as I have said before. You can learn all that there is to know about their ways in a month, and yet after a hundred years they can still surprise you at a pinch.

John Ronald Reuel Tolkien, The Lord of the Rings.



venerdì 8 aprile 2022

Frammenti della mia filosofia - 12 - Dalla parte di nessuno.


 «Parte? Dalla parte di nessuno, perché nessuno è dalla mia parte, piccolo orco».

Barbalbero risponde a Merry e Pipino, in John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli.

***

Qual era dunque “il Partito della Contea” per il quale il brillante scrittore inglese militava? Era un conservatore, un’ecologista, o forse addirittura un precursore del sovranismo? (...)  vorrei dire la mia, chiamando in causa lo stesso Tolkien. La citazione è naturalmente tratta da Il Signore degli Anelli e proviene da un personaggio tanto fondamentale quanto sottovalutato da molti lettori e spettatori dei film tratti dal romanzo: Barbalbero. Egli è un Ent, un pastore di alberi, una creatura antichissima della Terra di Mezzo la cui grande saggezza deriva dall’essere stato testimone di molti eventi e conflitti.

Nel corso di una vivace conversazione con i due Hobbit Merry e Pipino, che cercano di convincerlo a scendere in campo nella Guerra dell’Anello, Barbalbero si sente rivolgere una domanda cruciale: ma tu da che parte stai? Ovvero con chi ti schieri, qual è il tuo partito. La risposta di Barbalbero è pronta: «Parte? Dalla parte di nessuno, perché nessuno è dalla mia parte, piccolo orco».

Questa reazione, venata da una nota di triste amarezza, non impedirà comunque all’Ent di dare il proprio decisivo apporto nella battaglia contro Saruman, contro il disegno dell’Oscuro Signore di imporre al mondo il suo potere. Tuttavia l’espressione di Barbalbero è molto significativa, e forse potrebbe essere utilizzata come chiave interpretativa per comprendere Tolkien e la sua visione del mondo.

Perché preoccuparsi da quale parte stare, quando nessuno – o quasi – si preoccupa di dove sto io, ovvero di ciò che mi sta a cuore, in cui credo, per cui lotto e soffro? Chi stava dalla parte di questo ragazzo cresciuto nella periferia di Birmingham, che aveva perso da bambino il padre, la cui madre si convertì al cattolicesimo sull’esempio del grande John Henry Newman, e che portò con sé i figli nella via gloriosa e dolorosa della Chiesa in Inghilterra, una via di martirio, di persecuzione, di discriminazione?

La visione del mondo di Tolkien è l’esito di questo percorso, di questa identità di cattolico inglese. Non poteva quindi avere idee nazionaliste, o tantomeno imperialiste. Amava la “Merry England” medievale, non certo l’Impero Britannico.

(...)

Combatté nella Prima guerra mondiale vedendo e descrivendo la crudeltà e l’ottusità dei suoi comandanti.

Negli anni Trenta assisté all’ascesa dei totalitarismi, e fu critico durissimo e ironico delle pretese razziali del nazismo. Suo figlio maggiore che studiava per il sacerdozio a Roma dovette fuggire nel 1940 dai fascisti che lo volevano far prigioniero. Conobbe i bombardamenti della guerra, ma si rese perfettamente conto (...) che i vincitori Alleati non erano delle sedicenti “forze del bene” e che altri mali sarebbero arrivati.

Paolo Gulisano, prefazione a Luca Fumagalli, La società della Contea - Appunti sulla filosofia politica di J. R. R. Tolkien

martedì 14 novembre 2017

È giunta l’ora del popolo della Contea...

"È giunta l'ora del popolo della Contea, ed esso si leva dai campi silenziosi e tranquilli per scuotere le torri e i consigli dei grandi. Quale dei Saggi l'avrebbe mai predetto? E perché, se sono veramente saggi, avrebbero dovuto pretendere di saperlo prima che suonasse l'ora?".

J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'anello, Elrond al Consiglio

Le radici profonde non gelano


"Non tutto quel ch'è oro brilla, né gli erranti sono perduti; il vecchio ch'è forte non s'aggrinza, le radici profonde non gelano. Dalle ceneri rinascerà un fuoco, l'ombra sprigionerà una scintilla; nuova sarà la lama ora rotta, e re quei ch'è senza corona".

J.R.R. TOLKIEN, Il Signore degli Anelli

Decidere cosa fare col tempo che ci viene dato

"Tutto ciò che dobbiamo decidere è cosa fare col tempo che ci viene dato".

J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello, Gandalf a Frodo nelle caverne di Moria

La follia sia il nostro manto

"Disperazione o follia?", disse Gandalf. "Non è disperazione, perché la disperazione è solo per coloro che vedono la fine senza dubbio possibile. Non è il nostro caso. È saggezza riconoscere la necessità quando tutte le altre vie sono state soppesate, benché possa sembrare follia a chi si appiglia a false speranze. Ebbene, che la follia sia il nostro manto, un velo dinnanzi agli occhi del Nemico! Egli è molto saggio, e soppesa ogni cosa con estrema accuratezza sulla bilancia della sua malvagità. Ma l'unica misura che conosce è il desiderio, desiderio di potere, ed egli giudica tutti i cuori alla stessa stregua. La sua mente non accetterebbe mai il pensiero che qualcuno possa rifiutare il tanto bramato potere, o che, possedendo l'Anello, voglia distruggero. questa dev'esser dunque la nostra mira, se vogliamo confondere i suoi calcoli"

J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello, Gandalf al Consiglio di Elrond 

giovedì 20 dicembre 2012

Andate a vedere Lo Hobbit...

... non è esattamente come lo avete letto sul libro, ma ci sono due o tre battute che da sole giustificherebbero tutto il film.

Buon divertimento!



Marco (un hobbit in tutto salvo che nella statura, come avrebbe detto JRRT)

mercoledì 18 luglio 2007

Tolkien, Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, perché? Eppure è tanto ovvio...


Allora, comincio anzitutto a dare, fior da fiore, le ragioni delle mie preferenze. Non interesserà a nessuno, ma a me sì, cioè a me interessa spiegare al mondo perché mi piace questo piuttosto che quello, perché c'è sempre una grassa ragione.

Cominciamo proprio da lui, Tolkien, ma come ripeto è solo un caso. Tanti anni fa, era il 1992, mi fu regalato un tozzone (=volume di ragguardevole spessore) dal titolo Il Signore degli Anelli. L'avevo visto anni prima a casa di un mio amico che mi guardò con l'occhio troppo intellettuale perché io mi potessi interessare minimamente a quel tozzo. Per cui lì rimase. I miei amici Gabriella e Giulio mi regalarono il tozzone per Natale, e io apprezzai molto, perché qualche tempo prima avevo letto sul settimanale da corsa "Il Sabato" un articolo in occasione del centenario della nascita di "'sto Tolkien". Appresi che lui era cattolico e io ero alla spasmodica ricerca di letture cattoliche da fare. Non potevo credere che in casa cattolica si potesse scrivere solo di teologia o di filosofia. Sfogliai il tozzone, incuriosito. Capii che prima però dovevo fare un altro passo: acquistare di tasca mia un altro volumetto meno inquietante nella mole, Lo Hobbit. Detto, fatto. Lo compro, lo leggo, mi piace, mi rilassa la mente alla grande, poi mi appassiona e poi -diciamolo!- mi gaso alla grande. Chiusa l'ultima pagina, attacco Il Signore (come lo chiamo per snellire). E lì, dopo le tortuose spiegazioni delle prime pagine, rimango, senza riuscire a schiodarmi. Bello, troppo bello, troppo vero! Chiudo l'ultima pagina e... ci rimango male perché era finito, 'sto bel libro!

Mi gaso ancora e affondo con la lettura di La realtà in trasparenza, le lettere che Tolkien scriveva ai suoi amici e familiari.

Capisco molte cose.

Poi il resto ve lo dirò un'altra volta.

Bello, ma bello.

Grazie mille.