venerdì 18 settembre 2009

Il fascino dei bambini.

Il fascino dei bambini consiste nel fatto che per ognuno di loro comincia tutto dal principio e l’universo viene di nuovo messo sotto processo. È la gravità dello stupore con cui guarda l’universo, un incanto che non è misticismo, bensì una sorta di buonsenso trascendente. Quando camminiamo per la strada e vediamo sotto di noi queste deliziose teste a forma di bulbo, dovremmo sempre rammenntare che... in ognuna di quelle sfere c’è un nuovo sistema stellare, nuovi prati, nuove città, un nuovo mare. Quando osserviamo esseri così umani, eppure cosi piccoli, abbiamo la sensazione di crescere di statura fino a raggiungere dimensioni imbarazzanti. Sentiamo di avere verso queste creature gli stessi obblighi che avvertirebbe una divinità se avesse creato qualcosa che non può capire. Comunque, l’aspetto buffo dei bambini è forse il più tenero di tutti i vincoli che tengono insieme il cosmo. La loro dignità sbilanciata è più commovente della loro umiltà; la loro solennità ci infonde speranza per il mondo intero, più di mille carnevali dell’ottimismo; quegli occhioni lucenti danno l’impressione dì racchiudere tutte le stelle nel loro stupore, la deliziosa assenza del naso sembra fornire un incomparabile presagio dell’umorismo che ci attende nel Regno dei Cieli.

(Gilbert Keith Chesterton)

domenica 30 agosto 2009

Norcia, messa tridentina e Piani di Castelluccio: una bomba proteica per il cuore!


Oggi gita a Norcia (PG), patria di San Benedetto e Santa Scolastica, Santa Messa in rito romano straordinario (messale di San Pio V - beato Giovanni XXIII) presso la Basilica di San Benedetto (piazza principale di Norcia), che sorge sulla casa natale dei Santi Gemelli (la messa è stata officiata da uno dei monaci del rinato monastero benedettino, guidato da padre Cassian Folsom) e giro ai Piani di Castelluccio.

Tutto ciò è bello ed istruttivo.

giovedì 16 luglio 2009

Lo sbarco sulla luna - I miei ricordi (che probabilmente non interesseranno a nessuno, ma io lo dico...): astronavi, scuola, figli, hobbit...

I primi tre uomini a volare sulla Luna: Armstrong, Collins e Aldrin
Quando il primo uomo sbarcò sulla luna, io avevo appena compiuto quattro anni. Me lo ricordo bene, quel giorno, anzi quella notte, perché la faccenda successe verso le quattro di notte, ed io, bimbo di quattro anni, ero sveglio con i miei genitori (mi pare che fossi in braccio a mio padre, e anche di aver dormito fino a pochi minuti prima della discesa dal Lem di Neil Armstrong - il cognome lo imparai subito! e oggi dopo quarant'anni me lo ricordo ancora!). Era la missione Apollo 11. In televisione la notizia la diede Tito Stagno, un simpatico giornalista della RAI. Ricordo quell'evento molto nitidamente: il televisore in bianco e nero acceso ad un'ora impossibile, le immagini chiare e scure, la voce inconfondibile di Tito Stagno, gli applausi di mio padre. Sinceramente sono un po' commosso ancora oggi. Ricordo pure che nei giorni successivi babbo mi comprò una piccola astronave di plastica stile Apollo 11 con il suo Lem, ed io giocavo e ripetevo i nomi dei tre astronauti, e sognavo di andare anch'io sulla luna. La luna mi ha sempre ispirato molto, tanto che al liceo feci un tema sulla notte e la luna che la mia severissima professoressa Giorgina Grifi (che Dio l'abbia in gloria, davvero, per tutto quello che mi ha dato) premiò addirittura con un sette meno, tenendo a precisare che era il secondo sette che metteva valutando un tema in tutta la sua lunghissima carriera di insegnante che oramai volgeva al termine. Disse pure che per non sbagliare nella valutazione lo aveva fatto leggere anche alla sua collega altrettanto severa, la professoressa Viglione. Quando ero già babbo di Pier Giorgio e Francesca, una sera tornando a casa in bicicletta (era il mese di ottobre del 1998, era nata da poco Francesca) con il piccolissimo Pier Giorgio (un anno e mezzo scarso) vedemmo la luna in cielo. Io, per fare qualcosa di simpatico, dissi a Pier Giorgio: "Lo sai che cosa fanno gli hobbit quando vedono la luna? Ahuu!!!" e ululai alla luna (lo so, non è assolutamente vero, però dobbiamo fare qualcosa di grande, no? Se vi interessa, al mare ci gettiamo all'assalto degli orchetti gridando "Elbereth Giltoniel!"). Poi dissi: "Noi siamo hobbit -io ho sempre detto con Tolkien di essere in tutto un hobbit salvo che nella statura, e ultimamente dico che la panza è quella di un hobbit...-, e quando vediamo la luna come facciamo?", allora io feci: "Uno, due, tre..." e insieme, io e Pier Giorgino, dicemmo: "Ahuuu!!!". Ho ripetuto questo rituale (con Chesterton invece mi proclamo fervente ritualista, come ogni bambino) con ogni figlio, e proprio in questi giorni ho insegnato anche alla piccola Anna Maria di quattordici mesi e mezzo (la numero cinque) a fare "Ahuu!!!". Bello, no?

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Aggiornamento del 17 Settembre 2021:

Felice è colui che ama ancora ciò che amava all'asilo: non è stato spezzato in due dal tempo; non sono due uomini, ma uno solo, ed ha salvato non solo la sua anima ma la sua vita.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 26 Settembre 1908.

E, qui giunto, mi commuovo ancora una volta contento!

lunedì 13 luglio 2009

I Cristeros, gente cui vorrei assomigliare almeno un po'.


La storia è lunga e non ho purtroppo tempo di raccontarla qui.
Mi sono imbattuto in una vecchia cara vicenda di quelle che ti fanno capire che cosa significa appartenere a Gesù Cristo, essere cattolico. Nel 1996 facemmo anche una mostra dedicata a loro grazie al libro di Paolo Gulisano, e in studio ho una bella foto in bella mostra con due Cristeros con sombrero, fucili, cartuccere e quanto necessario a menare le mani.
Dico sempre a tutti che sono dei miei parenti nobili.
Se volete saperne di più, digitate "cristeros" su Google, oppure "Miguel Agustin Pro" (un uomo splendido!), e andate a vedere. Oppure (è ancora meglio) leggete il libro di Paolo Gulisano, edito da Il Cerchio di Rimini.
Non resisterete e vi commuoverete come ho fatto io, e vorrete essere Cristeros qui e ora.

Viva Cristo Rey!

domenica 5 luglio 2009

Dizionario della mia lingua, il sambenedettese.

A-, Alo- Abbettà, 'bettà = gonfiare 
Abbeterà = avvolgere, avvoltolare. Nello: "steme merenne abbeterate mezz'a la plasch't'ch'". 
Accemenda', 'ccemendà = cimentare, dare del cimento, provocare. 
Accéche = piano, lentamente. Mia madre: "Vanne accéche" (Va' piano). 
Accerrà, 'ccerrà = acciurrare, prendere per i capelli (ciòrre = ciocche di capelli), afferrare. 
Accòrie = accorgere, Accoriese = accorgersi. 
Accufecchià, 'ccufecchià = coprire bene. 
Accuse, 'ccuse = niente. Mia madre: "Nen vuje 'ccuse". 
Acquatécce = vino annacquato, leggero. 
Affienghé, 'ffienghé = ammuffire (da fionghe, muffa, funghi). 
'Ajene = gallina. 
'Alle = gallo. 
Aje = azione delle paranze che si avvicinavano alla costa per incontrare le lancette che avrebbero sbarcato il pesce, per consentire poi alle paranze di continuare a terà (=tirare le reti). Jé all'aje. 
Allecchenejé = allettare. 
Alleccià = illuminare. 
Allendà = allentare, smettera. Mia madre: "E linda!" (e smetti!). 
Allescià, 'lescià = scivolare. Dante Pulcini: "Só le scale ce mëttèmë la stréscë sennò 'lesce" (sulle scale mettiamo la striscia sennò scivola). 
Allùche = in nessun luogo. Mia madre: "Dua sci jéte? Allùche" (Dove sei andato? Da nessuna parte). 
Alòrze = va alòrze quell'imbarcazione che raccoglie quanto più vento possibile con la vela e scivola velocemente inclinata tutta su un lato. Si dice anche di chi va a passo svelto e inclinata da una parte, con una spalla più sollevata dell'altra.

venerdì 26 giugno 2009

E' morto Michael Jackson.


Mi spiace sia morto, Michael Jackson.

E' uno di quelli che ascoltavo tantissimo da ragazzo, e che ora di tanto in tanto mi piaceva (e piace) risentire soprattutto con i fratelli quando si chiamavano Jackson 5. Recentemente ho comprato alcuni dvd di trasmissioni dell'Ed Sullivan's Show. E' bellissimo vedere come ballava coi fratelli. Una volta la musica era fatta anche di questo, vedi i Temptations, i Four Tops: canzoni ma anche coreografia, abbigliamento kitch al massimo (ma era la moda... americana di quell'epoca, gli anni '60). Mi piace molto l'album Off the wall, pure.

Peccato che si raccontino cose brutte sull'infanzia di questi ragazzini. Peccato che anche lui non sia passato indenne alla maledizione del rock and roll: a non molti è dato in sorte di invecchiare; a chi lo è dato, è difficile che lo faccia serenamente, spesso dietro le apparenze dei sorrisi e delle belle immagini (che sono effettivamente belle e piacevoli, gustose anche oggi a più di quarant'anni) si celavano vizi, tristezze, depressioni, droga, mille matrimoni.

Nel caso di Michael c'era tanto turbamento interiore, il suo non essere più riconoscibile, tutti i suoi cambiamenti, di tutti i tipi (dal colore della pelle alle varie religioni praticate) e tanto altro.

Mi spiace per lui. Sarei contento che potesse riposare in pace. Gli ho detto una preghiera, mi ha fatto tanto divertire sin da quando ero ragazzo, e ultimamente i miei figli ballano le canzoni sue e dei suoi fratelli.

Ho messo questa foto di quando erano ragazzi, è meglio.