lunedì 21 gennaio 2008

E' morto sir Edmund Hillary, l'uomo che per primo conquistò l'Everest.


Di solito ciò che mi affascina è la fede cattolica e quello che riesce a far fare. Ma ho anche simpatia per tante cose di cui non conosco sempre la ragione profonda ma che scorgo nella loro verità. Queste due facce mi hanno molto appassionato. Non credo che volessero fare un'impresa titanica, ma dare un gusto buono alla loro vita e cercare e trovare un po' di Verità. Hanno delle belle facce. L'altra sera ho visto una specie di documentario dove si vedeva il figlio di Hillary che ha ripetuto l'impresa del padre (oggi sembra però sia diventata molto più alla portata dei meno esperti, ci sono tratti con corde fisse, e così via) cui collaborava anche il figlio di Tenzing Norgay. E' stato bello vedere il figlio di Hillary che telefonava all'anziano babbo col telefono satellitare e commosso gli comunicava che era arrivato là in cima come lui, e il babbo che si complimentava come farei io con uno dei miei piccoli figli. E' bello, no?

Il protagonista dell’avventura più grande del XX secolo era una personalità modesta, umile e generosa. La sua associazione ha aiutato per quasi 60 anni a costruire scuole, ospedali, strade in Nepal.

Dalla grande Asianews.


Auckland (AsiaNews/Agenzie) – È stato il primo uomo al mondo a scalare gli 8.850 metri dell’Everest; è morto stamane nell’ospedale di Aukland all’età di 88 anni. L’eroe neozelandese, guardato da tutti come l’uomo che ha vissuto la più grande avventura del XX secolo, sarà ricordato anche per il suo impegno a favore della popolazione del Nepal. L’associazione da lui fondata, l’Himalayan Trust, ha aiutato in questi anni a costruire ospedali, dispensari, scuole, ponti e piste di atterraggio in Nepal. Per questo suo generoso lavoro, nel 2003 Sir Edmund è stato insignito della cittadinanza onoraria in Nepal. Nato ad Auckland il 19 luglio 1919, dopo essersi esercitato sulle montagne del suo Paese, egli ha tentato nel ’53 la scalata all’Everest con un gruppo guidato dall’inglese John Hunt. Prima di loro altri 7 gruppi avevano fallito. Durante l’ascesa, tutti i partecipanti sono rimasti bloccati per mancanza di ossigeno, stanchezza, cattivo tempo. Solo sir Edmund e lo sherpa Tenzing Norgay sono riusciti a giungere sulla vetta, conquistata il 29 maggio 1953. Fino alla morte di Tenzing, nel’86, Hillary , un tipo brusco e modesto, non aveva mai ammesso di essere stato il primo a salire sulla vetta, affermando sempre che la scalata era stata fatta dalla coppia. In un suo libro, scritto nel ’99, egli racconta gli ultimi passi della conquista: “A un certo punto arrivo su un’area pianeggiante, esposta alla neve, null’altro che spazio in ogni direzione…. Tenzing veloce mi raggiunge e insieme guardiamo meravigliati. Con immensa soddisfazione ci accorgiamo che abbiamo raggiunto il tetto del mondo”. Sir Edward – che per la sua avventura divenne cavaliere ricevendo dalla regina Elisabetta II l’Ordine della Giarrettiera – non ha mai dimenticato il Nepal. Grazie all’associazione da lui fondata nel ’62, ha potuto aiutare e finanziare progetti educativi, sanitari, ecologici per circa 250 mila dollari all’anno. Bhoomi Lama, del Nepal Mountaneering Association, il gruppo che raccoglie gli Sherpa, lo ricorda così: “È stato un eroe e un leader per tutti noi. Ha fatto così tanto per la gente della regione dell’Everest e rimarrà sempre presente nei nostri cuori”. Sir Edmund ha anche partecipato a delle spedizioni nell’Antartico. Per comprendere la sua personalità, vale la pena ricordare la sua polemica nel 2006 alla notizia che uno scalatore dell’Everest, David Sharp era stato abbandonato a morire sulla montagna, mentre i suoi compagni continuavano la spedizione. “La vita umana – è il suo commento – è molto più importante che giungere su una vetta”. Il governo della Nuova Zelanda sta preparando per lui i funerali di stato. In Nepal gli Sherpa gli vogliono dedicare un museo e una statua.

giovedì 17 gennaio 2008

Una delle chiese più belle che io conosco: la Basilica della Santa Casa di Loreto




E' bellissima, è il luogo dove il Verbo si è fatto carne, Hic Verbum Caro Factum Est, c'è scritto chiaro.
E' un capolavoro di arte rinascimentale.
E' come casa mia.
Qui ci sono alcune foto fatte dal mio amico Ciccio, belle.
Gustatevele.

mercoledì 12 dicembre 2007

San Francesco, Giotto e i suoi colori.


Quelli che vedete sarebbero i veri colori degli affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi.
Il Corriere della Sera di oggi riporta un articolo in cui si parla delle ricerche svolte su tali capolavori:
«E' uno strumento scientifico per mostrare agli addetti ai lavori e ai comuni visitatori quanto del Giotto "autentico" si sia irrimediabilmente dissolto in sette secoli. Ed è insieme un allarme: facciamo in modo che il degrado non proceda ancora. Altrimenti rischiamo di perdere per sempre intere porzioni di quello straordinario capolavoro», dice Giuseppe Basile, gran nome dell’Istituto centrale del restauro, una vita passata dietro a Giotto (prima a Padova e poi dal 1997 al 2005 ad Assisi dopo il terremoto).

Giotto mi piaceva anche scolorito, però questi colori così accesi e vivaci mi fanno tornare alla mente le parole di Chesterton a proposito di San Francesco d'Assisi, descritto come un amante del colore, della vita, del mondo, di tutto. Un uomo pienamente medioevale. Il Medioevo era così ricco di colore, tutto tranne che l'età oscura.
Riporterò questo passaggio di Chesterton. Merita.

giovedì 15 novembre 2007

Che bello il mondo, che grande Dio!


Vi piace questa foto?
L'ho fatta io.

E' la zona del Piantone di Nardò, che quando avrò tempo vi farò vedere.
Che bello il mondo e che grande Dio!

venerdì 2 novembre 2007

E' morto don Oreste Benzi

Oggi è morto don Oreste Benzi, un santo che ho avuto la grazia di conoscere dodici anni fa.
Brav'uomo, bravo prete.
Mi spiace tanto sia morto. Ha fatto tanto del bene, ha fatto conoscere Gesù a tanta gente.
La sua opera è bella.

Che Dio l'abbia in gloria e che lui ci assista da lassù.

mercoledì 31 ottobre 2007

Monsignor Pierre Bürcher, nuovo Vescovo di Reykjavik (Islanda)

Una singolare notizia.
L'Islanda è una di quelle terre che mi attira, non so perché.
Ci sono 5000 cattolici, da quelle parti, e il cristianesimo arrivò grazie ai monaci irlandesi.
Bello.

REYKJAVIK, martedì, 30 ottobre 2007 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Vescovo di Reykjavik (Islanda) monsignor Pierre Bürcher, finora Vescovo titolare di Massimiana di Bizacena e ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo (Svizzera).
Sostituisce nell’incarico monsignor Joannes Baptist Matthijs Gijsen, che ha presentato la rinuncia al governo pastorale in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Monsignor Bürcher è nato a Fiesch (diocesi di Sion, Svizzera) il 20 dicembre 1945. Ha svolto i suoi studi teologici nel Seminario maggiore della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, concludendoli con la licenza in Teologia all’Università di Friburgo.
E’ stato ordinato sacerdote il 27 marzo 1971 per la diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo. Dal 1971 al 1977 è stato vicario nella parrocchia St-Nicolas di Friburgo, dal 1977 al 1979 vicario delle parrocchie di St-André e St-Amédée a Losanna e dal 1979 al 1980 della parrocchia del Sacro Cuore nella stessa città.
Nel 1980 è stato nominato parroco a Vevey e nel 1984 decano. Dal 1989 al 1990 ha completato la sua formazione a Parigi presso "l’Institut de formation des éducateurs du clergé" (IFEC), in preparazione all’ufficio di Rettore del Seminario maggiore della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo, incarico che ha ricoperto dal 1990 al 1994.
Il 3 febbraio 1994 è stato eletto Vescovo titolare di Massimiana di Bizacena e ausiliare di Losanna, Ginevra e Friburgo. Ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 12 marzo 1994.
Membro della Congregazione per le Chiese Orientali, è anche Presidente della Catholica Unio . Nella Conferenza Episcopale Svizzera è responsabile della Sezione "Dialogo inter-religioso" e Presidente del gruppo di lavoro "Islam".
Monsignor Bürcher ha detto di essere rimasto sorpreso dal suo nuovo incarico. « Sapevo che si stava preparando qualcosa, ma non mi sarei mai aspettato questa nomina », ha detto.
« E’ nella fiducia e nell’abbandono a Cristo Buon Pastore che l’accolgo. Sono felice e pienamente sereno ».
Quanto al motivo per cui uno svizzero è stato nominato Vescovo in Islanda, il presule ha spiegato che « la maggior parte dei Paesi scandinavi (Danimarca, Finlandia, Islanda e Svezia) costituisce una sola diocesi cattolica e i fedeli sono fondamentalmente immigrati ».
« Non ci sono che pochi sacerdoti locali, ed è per questo che i Vescovi provengono da altri Paesi europei ».
« La missione della Chiesa non si ferma alle frontiere di una diocesi – ha affermato monsignor Bürcher –. Il nostro ministero episcopale ci chiama ad avere, come ha detto l’Apostolo delle genti San Paolo, ‘la preoccupazione per tutte le Chiese’ (2 Cor 11, 26-28) ».
« Sono molto felice di scoprire la Chiesa in Islanda e nei Paesi scandinavi. Pastore di tutti, sarò un Vescovo immigrato tra gli immigrati », ha affermato.
Il presule si insedierà nella diocesi di Reykjavik il mese prossimo, anche se la data precisa non è ancora stata stabilita. « Da qualche giorno ho iniziato a studiare l’islandese », ha rivelato.
Ai suoi futuri fedeli, monsignor Bürcher vuole dire che « Dio li ama infinitamente. Anch’io mi impegno ad amarli e a servirli come loro Pastore. Per questo, per prima cosa mi prenderò del tempo per conoscerli con le loro gioie e le loro speranze, la loro tristezza e le loro angosce. Vivere un ministero di vicinanza sarà uno dei miei obiettivi in Islanda ».
«E’ una nuova sfida che mi rallegra », ha confessato.
« Miriamo insieme alla santità ! », ha concluso. « Vi invito a pregare perché io sia per voi un Pastore secondo il cuore di Dio ».

lunedì 15 ottobre 2007

Io non credo nello sport.

Fantastico il mio amico catalano ormai italiano Teudis Plaza (ormai, ahilui, parla pure milaneees') che cura una rubrica su www.radioformigoni.it.
Questa settimana ha parlato di cose molto vere e belle, e anche di un mio carissimo amico.

Ascoltatelo, vale la pena.
Io intanto lo saluto e lo ringrazio tanto per la passione con cui fa tutto, che mi è di esempio. Evviva Teudis!