Oggi, in cerca di pace e buona compagnia, sono partito col mio amico Marco diretto a Massa Fermana, dove abitualmente alligna un Polittico di Carlo Crivelli, uno dei miei artisti preferiti.
La strada per Massa Fermana è poca, una quarantina di chilometri da casa mia, ma vuole del tempo: si attraversano tanti paesi, il grande territorio di Fermo, Magliano di Tenna, Grottazzolina, Montappone e altri centri tutti belli, tutti collocati in queste irte colline marchigiane, immerse in un verde che si riprende lo spazio che l'uomo non vuole più usare. Già il semplice girare è un piacere: guardare fuori dal finestrino, osservare i palazzi e le mura, il bel tono tipico delle nostre parti delle antiche murature, caldo e chiaro, il verde e gli alberi, valli e fossi...
Giunti sul posto, il primo sguardo tocca le case sorte negli anni Cinquanta e Sessanta, non un bel vedere, ma quando si supera questa cortina si arriva davanti alla vista di un paese antico e vero, con una sua armonia e bellezza. Guardate la bella porta di Sant'Antonio:
Il viaggio varrebbe anche solo per vedere questa porta. Il portone in legno è rimasto intatto, antichissimo e consunto e questo a me non dispiace per nulla. Salendo verso la piazza, si giunge alla sede attuale, provvisoria, del comune, un non bell'edificio che ricalca le forme della cortina che ci ha accolti. Cerchiamo la Pinacoteca altrove e scopriamo che è stata trasferita in questo edificio. Busso ad una porta ed una gentile impiegata del Comune mi dice che purtroppo il Crivelli è fuori, in restauro, ma chiama un giovane volontario che ci apre il locale della Pinacoteca. Dovrebbe contenere, oltre al Polittico, un Durante Nobili ed un Vincenzo Pagani, tra l'altro, oltre che delle suppellettili ecclesiastiche provenienti dall'antico convento di San Francesco e due lacerti di affreschi del XII e XIII secolo. Manca anche il Pagani, ahimè, per cui ci dobbiamo accontentare del Durante Nobili, eccolo qui:
Il color carta da zucchero del cielo e dei panni del committente mi piace tantissimo. È la Disputa sull'Immacolata Concezione. Abbiamo un Durante Nobili anche a Monteprandone, si riconosce lo stile, anche lì accompagnato da Vincenzo Pagani. Durante era di Caldarola come i De Magistris (Simone de Magistris è un altro dei miei preferiti, col suo stile spigoloso quasi "cubista" -- esagero volutamente, dai...).
Facciamo seguire una simpatica chiacchierata con questo bravo e simpatico giovane che ci dice tante cose interessanti e che Carlo Crivelli dovrebbe tornare per il giugno 2027. E va bene, Crivelli, torneremo a casa tua tra un po'. Salutiamo il giovane gentilissimo e decidiamo per rifarci di attraversare un paio di valli e di fiumi alla ricerca dell'altro Crivelli della zona, sempre Carlo, ma a Montefiore dell'Aso, bel paesino ordinato e pulito che ha mantenuto ancor più chiaramente quell'armonia e quei colori che abbiamo intravisto a Massa Fermana. Di quei colori e di quell'armonia non posso mai fare a meno. Non riuscirei a vivere lontano da questi colli e dal mio mare.
Cavalchiamo con lenta sollecitudine, incrociando trattori, carri, camion, gente al lavoro, con un ritmo lento ma costante, facciamo una brevissima sosta per prendere da bere ed arriviamo a Montefiore domandando dove fosse il Polo Museale di San Francesco. Ancora tracce di San Francesco d'Assisi (a Massa Fermana si parlava anche della presenza dello stesso Poverello d'Assisi, Massa è citata nei Fioretti...). Arriviamo e il Polo dovrebbe giusto chiudere (per me un classico), ma "piango" e "vocio" ed una gentile signora ci consente una visita a volo d'angelo di cui approfittiamo senza replicare ("seconda porta a destra, poi sopra a destra..." una serie di indicazioni con cui mi perdo in un secondo, meno male l'altro Marco...), facendo le scale a quattro a quattro, e lì ci aspetta l'altro bellissimo Polittico crivellesco:
Che colori, che vita, che intensità, che oro.
San Pietro sembra pronto ad uscire per dirci che siamo dei ritardatari ma che gradisce ugualmente la nostra visita, con uno sguardo un po' burbero ma buono. Rimaniamo incantati, io dalla ricchezza, dalla elegante scarpetta rossa di Santa Caterina d'Alessandria, dallo sguardo ammaliante della Maddalena, dai suoi capelli curati, dalla forza di San Pietro e dei suoi attributi iconografici classici: le chiavi, i capelli, la barba folta e densa, il portamento ieratico ma familiare al tempo stesso, il berretto del santo francescano (Giovanni Duns Scoto), da tutto quest'oro... L'oro vale perché luccica, dice il mio Chesterton, e non perché è raro: ci sono migliaia di fanghiglie più rare dell'oro, precisa, e nessuno le cerca... Vero.
Ripartiamo passando per la Val Menocchia ove troviamo un distributore con alimentari che sembra uscito da un film surreale e bellissimo, e poi puntiamo verso la Ripa, la nostra Ripatransone, incrociando la Chiesa del Carmine non lontana dal Trivio, ove si trova un affresco di Simone De Magistris, e poi voliamo a casa.
Una bella mattinata, mi piacerebbe portarci tanti altri amici. Ci ripromettiamo di cercare altri Crivelli (una domenica pomeriggio d'autunno di diversi anni fa ebbi la ventura di vedere tutto il crivellesco possibile e un Girolamo di Giovanni a Monte San Martino a distanza ravvicinata: la chiesa in restauro previde lo spostamento delle tre pale presenti in chiesa e potei vederle ben da vicino, ma che bello...).
Questa è la Marca, trovi tesori dove non penseresti manco di fermarti, abituato come sei a questi colori. Mai abituarsi, frustare la propria anima purché non si addormenti, sempre Chesterton consiglia.

Nessun commento:
Posta un commento