«Prësórë (dal punto di vista fonetico a mio avviso va scritto così, spesso scritto "presore" o "presóre", ndr) - fango, sterco. I nostri pescatori usano il termine anche per indicare un qualsiasi ostacolo sottomarino su cui incappano con le reti, riportando gravi danni alle reti stesse ed al pescato».
Ricordo che i lemmi di questo dizionario sono tratti quasi sempre da "Il dialetto sambenedettese " di Francesco Palestini, Edizione Circolo dei Sambenedettesi. Poi aggiungo, quando possibile come in questo caso, la mia esperienza della parola in esame.
Sottoscrivo quanto detto da Francesco Palestini, e aggiungo.
Mia madre diceva di aver preso una presura (italianizzo...) quando per esempio incontrava una persona particolarmente chiacchierona e querula che la faceva tornare tardi a casa tenendola in chiacchiere.
Ricordo un episodio della mia gioventù per significare meglio il termine. Una volta un peschereccio rimasto ignoto prese una "prësórë" con la rete, cioè un ordigno bellico della seconda guerra mondiale, la tirò in secco e l'abbandonò sulla banchina del porto. Le autorità, una volta scoperta la "prësórë" a seguito di avviso anonimo, la fecero brillare con le dovute precauzioni in mare, non senza aver preventivamente evacuato un'ampia zona della nostra cittadina, tra cui casa mia. Andammo a vedere assieme a migliaia di altre persone il brillamento della "prësórë" in mare dalle colline circostanti. Che effetto!

Nessun commento:
Posta un commento