domenica 12 aprile 2026

Nonsense secondo l'Enciclopedia Treccani, denuncia di fissazione ed altre considerazioni.

Uno dei capolavori del genere nonsense
opera di colui che potrebbe esserne considerato
il caposcuola, Edward Lear.



Nonsense

‹nònsëns› s. e agg., ingl. [comp. di non «non» e sense «senso»], usato in ital. al masch. e come agg. – 1. s. m. Scritto anche in grafia divisa (non-sense), ha usi analoghi a quelli dell’ital. nonsenso. 2. agg. Nella letteratura inglese, n. poem, n. verses e sim., breve composizione poetica, di carattere fantastico o umoristico, che presenta temi, azioni, personaggi strani, grotteschi, anomali, surreali, al fine di divertire con l’assurdo, senza intenzioni critiche. Con altro sign., in genetica (dove l’aggettivo ingl. viene talvolta italianizzato in nonsenso), tripletta nonsense, ciascuna delle tre triplette che non codificano nessun aminoacido e che vengono utilizzate come segnale di terminazione nella sintesi di una proteina; mutazione nonsense, quella che determina la trasformazione di una tripletta codificante in una nonsense.

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Denuncio di essermi fissato con l'argomento. Non ci può fare niente nessuno, si segue la fissa sperando che dia un frutto. Uno lo dà, mi tiene la mente occupata, e di solito così non faccio danni, o ne faccio di meno.

Chesterton amava il nonsense. Pur essendo uno di quelli che cercano di usare il più possibile l'italiano (so bene che è pieno di migliaia di prestiti e rielaborazioni da altre lingue, e apprezzo pure quello), mi piace usare il termine inglese perché penso che in italiano "nonsenso" suoni con un'accezione più negativa (sembra una condanna di un tribunale razionalista), invece il termine nonsense in inglese mantiene una simile colorazione solo quando è usato fuori dal linguaggio della letteratura. In letteratura è proprio come dice la Treccani, in genere incarna una breve composizione poetica umoristica o fantastica, tendente al surreale, divertente.

C'è però di più. Intanto Chesterton ne fa uno strumento di conoscenza ma ancor di più di difesa della realtà, meglio ancora di difesa del nostro rapporto con la realtà affinché rimanga corretto, profondo, vitale, determinante. Nel blog della Società Chestertoniana Italiana ho scritto che

Una chiave di lettura del tema, che è sempre il recupero delle cose ordinarie rendendole strane, è in questa frase:

ma perché un giornalista vecchio e noioso, che ora si è ridotto a parlare alla radio, perché quest'uomo attempato continua ad amare Andersen, anche dopo aver letto questo libro? Rispondo: perché la cosa più amabile del mondo è l'umiltà.

Il brano è tratto da Radio Chesterton, una parziale raccolta dei testi di trasmissioni radiofoniche condotte da GKC alla fine degli anni Trenta sulla BBC. Questo in particolare è tratto da Davanti e dietro allo specchio (Both Sides the Looking Glass), il testo di una trasmissione in cui recensì un volume di lettere di Lewis Carroll e una biografia di Hans Christian Andersen. Il pensiero di Chesterton è che occorra sempre mantenere o recuperare l'umiltà per assaporare il vero gusto delle cose ordinarie. 

Dunque: recuperare le cose ordinarie rendendole strane, per impedire che le consideriamo scontate, dovute, dimenticate, impolverate. Ma cosa c'entra l'umiltà?

L'umiltà è una delle chiavi per cui l'uomo vede il mondo e la realtà come sono veramente, e il suo vero rapporto con il mondo stesso.

Uno dei mezzi per ottenere il risultato di

vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate (L'Imputato)

è l'uso dell'immaginazione per 

rendere strane le cose stabili (...), rendere i fatti meraviglie (L'Imputato).

Quindi per lo scopo di vedere vive e non scontate le circostanze quotidiane c'è appunto l'umiltà e c'è pure il Mooreeffoc, nominato molte volte negli ultimi tempi qui sul blog perché citato in Charles Dickens. A Critical Study, cioè la fantasia e l'immaginazione applicate alla realtà da parte del Nostro Gilbert, la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. Dunque anche il nonsense ha una funzione morale ed educativa.

Il Mooreeffoc è una spettacolare trovata di Dickens, raccolta da Chesterton con uno scatto da centometrista (l'avreste mai detto che il nostro amico decisamente sovrappeso ce l'avrebbe fatta?) e a sua volta ripresa da John Ronald Reuel Tolkien, il babbo di Bilbo, Frodo, Gandalf, Aragorn e compagni. Tolkien ne parla nel suo On Fairy-Stories, e nel collegamento legato alla parola Mooreeffoc qui sopra trovate un breve scritto esplicativo. In particolare Tolkien dice:
Naturalmente, le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l'umiltà. E (soprattutto per chi è umile) c'è il Mooreeffoc, ovvero la Fantasia chestertoniana. Mooreeffoc è una parola immaginaria, ma la si può trovare scritta per esteso in ogni città di questo paese. È l'insegna di un coffee room, un caffè, vista dall'interno attraverso una porta a vetri, come fu vista da Dickens in una scura giornata londinese; e venne utilizzata da Chesterton per indicare la bizzarria delle cose divenute ovvie, quando sono osservate improvvisamente da una nuova prospettiva. La maggior parte delle persone concederà che questo genere di "fantasia" è abbastanza sana, e non può mai essere a corto di materiale (J.R.R. Tolkien, Il Medioevo e il fantastico, Bompiani, Milano-Firenze 2022].
Ho da ridire sull'uso nella versione italiana del termine "riscoperta" per rendere il verbo inglese "recover". Preferisco renderlo con "recuperare" o "riacquistare". Ma a parte questo, è bello vedere questi tre signori indicarci una strada ben precisa per ricomprare qualcosa che abbiamo perso o che rischiamo di perdere, ossia il senso della meraviglia e cioè il senso ultimo delle nostre cose quotidiane inteso come slancio verso lo scopo ultimo della nostra vita qui e dopo. Allora è giusto dire che ci vogliano umiltà e serietà di bambini (sulla serietà del nonsense Chesterton spende parole sensatissime che trovate nel primo collegamento che riporto in alto).

Tornerò presto, almeno spero, sull'argomento (ma spesso sono promesse di marinaio -- in ogni caso lo faccio per me, poi se qualcuno ci trova gusto va bene lo stesso).