mercoledì 31 dicembre 2025

Frammenti della mia filosofia - 88 - Chesterton, ho giurato di essere spudoratamente sciocco.



(...) Ho giurato che, tra gli altri doveri, pur con il cuore pesante, avrei assolto quello di essere spudoratamente sciocco, stravagante, perfino spudoratamente triviale e, per quanto possibile, divertente. (...) Questo, me ne rendo conto, sarà frainteso. Ma da lungo tempo so che, qualunque cosa facciamo, saremo fraintesi (...).

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera alla sua futura moglie Frances Blogg, luglio 1899.

lunedì 29 dicembre 2025

Frammenti della mia filosofia - 87 - Chesterton, la funzione primaria dell'immaginazione.



La funzione primaria dell'immaginazione è quella di vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate. Nonostante tutti i rivoluzionari, va detto che la funzione dell'immaginazione non è tanto quella di rendere stabili le cose strane, quanto quella di rendere strane le cose stabili; non tanto quella di rendere le meraviglie fatti, quanto quella di rendere i fatti meraviglie.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.








Sull'argomento della capacità creativa dell'immaginazione vi propongo una breve antologia di articoli e post che ho pubblicati sul blog dell'Uomovivo, ossia della Società Chestertoniana Italiana:

Chesterton in altre parole - Ulteriori aspetti dell'influsso chestertoniano su Tolkien:

https://uomovivo.blogspot.com/2023/10/chesterton-in-altre-parole-ulteriori.html

Chesterton in altre parole - Tolkien e Chesterton, documentazione di una relazione:

https://uomovivo.blogspot.com/2023/10/chesterton-in-altre-parole-tolkien-e.html

Il contributo di un giovane ricercatore su Chesterton, Tolkien ed immaginazione:

https://uomovivo.blogspot.com/2020/07/il-contributo-di-un-giovane-ricercatore.html

Dizionario della mia lingua, il sambenedettese - 11 - Ciarambognë.

«Ciarambògne, cornamusa, parola che sembra formatasi per contaminazione di 'ciaramella' e 'zampogna' e che probabilmente deriva dalla radice o radici da cui le stesse sono derivate; dal latino calamus, attraverso il francese chalumeau, dato che lo strumento è composto di canne, si sarebbe avuto ciaram e bògne, dal gr. phonía. Ciarambogne a Monsampolo e Cupramarittima; cerambogna a Montalto M.» (da Francesco Palestini, Il dialetto sambenedettese, edizioni Circolo dei Sambenedettesi).

Mia madre: "O féjë, mo' che jè 'ssa ciarambognë?", di fronte a musiche moderne che a lei non piacevano né poco né punto.



Dizionario della mia lingua, il sambenedettese - 10 - Arlëvaccë.

Arlevàcce, prendere le busse; ciarlève, prendo le busse; a Roma ciarlevo (da Francesco Palestini, Il dialetto sambenedettese, edizioni Circolo dei Sambenedettesi).

Mia madre (per me la fons fontium, assieme a mia nonna Valentina): "Marchë, mo' c'arlivë!!!", ma devo dire che, forse a torto, "n'soccë 'rlëvatë majë"...





domenica 28 dicembre 2025

Dizionario della mia lingua, il sambenedettese - 9 -- Aggiornamenti su lu "rëbbëvéssë"



Ci sono delle novità interessanti a proposito di questo post [Dizionario della mia lingua, il sambenedettese - 5 | Rëbbëvéssë (e mo vi ci voglio)] in cui amabilmente sfidavo chiunque l'avesse letto a dare un'ipotesi di etomologia su questo mugghiante verbo sambenedettese. Il precedente li leggete nel collegamento qui sopra, qui di seguito ho reso pubblico il commento (altrimenti chissà chi l'avrebbe letto?) del mio caro amico Antonio Angellotti, studioso e docente in terra d'Austria ma nato e cresciuto nella Riviera delle Palme. Sono aperti i commenti, le discussioni e altro ancora. Ringrazio Antonio per averci perso tempo.

_______

Caro Marco,


ho ricevuto il link da Peppe, un post del dicembre 2022, che ha per oggetto la parola "rebbevesse".

Ho letto anche il commento del tuo collega di Ascoli, che ha portato l'esempio delle piante di basilico, che erano rinsecchite e, dopo essere state annaffiate, hanno ripreso vita.

Io ti faccio notare che il vocabolo "rebbevesse" non viene dal verbo "bere", ma deriva dal verbo "vivere", per questo uso come risposta il tuo post del luglio 2025: omnis, qui mortuus fuerit, vivet! = ognuno, che non fosse più in vita, vivrà!

Funziona così: il verbo latino " vivere", come tu saprai, non ha il cosiddetto participio passato passivo; la forma "vivitum" nel latino classico non è mai esistita; però nel tardo latino, o forse nel latino medievale, questo vocabolo è stato forzatamente coniato ed usato, specialmente la forma rafforzata "re-vivitum" (che significherebbe "rivissuto").

Ora a causa della non conoscenza dell'accentazione latina, legge della penultima sillaba, gli uomini di chiesa del medioevo hanno sicuramente pronunciato la parola sulla terz'ultima sillaba, che suona: re- vivi' to!

Ecco, da "re-vivi' to" il passaggio a "ri-bbevito" è breve: dissimilazione della "v", cioè la prima v diventa "b" e viene marcatamente rafforzata!

Hai capito? Così è nata l'espressione "a 'ssa re-bbevi' to" , cioè è risuscitato, è tornato in vita.

Se il vocabolo venisse dal verbo bere, dovremmo avere "ri-bbevuto" e non "re-bbevito", non ti pare? 

Grazie per la tua attenzione. la prossima Volta, se vuoi, ti spiego l'etimologia della desinenza "-esse" in " rebbevèsse".

Arrivederci.

Antonio

Basilico decisamente "ribbevito"...


Intelligent and Smart Pictures

giovedì 25 dicembre 2025

L'Infinito di Giacomo Leopardi va riproposto di sovente.

Sempre caro 🤗 mi fu quest'ermo colle⛰, 

E questa siepe, 🏡 che da tanta parte 
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. 
Ma sedendo 🛋 e mirando 🖼, interminati 
Spazi di là da quella, e sovrumani 
Silenzi 🤫 , e profondissima quiete 
☺️
Io nel pensier 💭 mi fingo; ove per poco 
Il cor ❤️non si spaura 
😧. E come il vento 🌬 
Odo stormir 🍃tra queste piante🌳🌲🌲🌳, io quello 
Infinito silenzio 🤫 a questa voce 📣 
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno, 
E le morte stagioni, e la presente 
E viva, e il suon di lei. Così tra questa 
Immensità s'annega il pensier 💭mio: 
E il naufragar ⛵️ 
m'è dolce 🍨 in questo mare 🌊 . 

domenica 21 dicembre 2025

Le tre gassose e il loro mescitore...

Riassunto delle puntate precedenti:

1) Il 19 novembre 2023, cioè poco più di due anni fa, scrissi nel post Tre gassose una storia della mia infanzia per me spassosissima, in cui tra l'altro dicevo:

La gassosa la compravamo al mare, allo stabilimento, costava cinquanta lire credo. Si andava vicino alle cabine dove c'era un frigorifero a pozzetto di quelli alimentati da quelle colonne di ghiaccio che una volta si fabbricavano vicino al porto, quindi non azionati elettricamente. C'era un ombrellone o una specie di tettoia, e lì c'era lui, l'Unglesë.
Questo nome stava scritto in piccolo in un angolo del già citato cartello dello stabilimento: "Da l'Unglesë".

2) Sabato 6 dicembre, chiacchierando coi miei due amici Giovanni e Massimo, raccontando l'episodio ricordavo come un fulmine a ciel sereno che il mitico L'Unglesë si chiamava Domenico, e loro me lo confermavano. Mi hanno detto anche che L'Unglesë era il nonno di un loro amico che poi rilevò lo stabilimento in anni successivi (ora quello stabilimento non c'è più, al suo posto c'è un altro stabilimento con ristorante pizzeria che occupa due concessioni balneari). Mi promettevano che avrebbero chiesto notizie più accurate del nostro eroe.

3) Ebbene, sabato 20 dicembre 2025 sono passato nel supermercato dei miei amici Giovanni e Massimo e ho appreso che L'Unglesë si chiamava Domenico Crescenzi! Da informazioni che hanno assunto appositamente per me (e di questo li ringrazio di cuore) ho saputo che l'altra signora che stava con lui a Lu Talafé, Rosa, era sua sorella, e che il soprannome epico gli era stato dato perché... avevo ragione, era la terza ipotesi che formulavo nel mio post originario: mi ha detto Giovanni che lo chiamavano così perché quando parlava non si capiva niente!

Il mistero si è diradato ed ora tutto ha ancora più sapore! Evviva!

Il resto della storia è sempre qui sotto:

https://marcosermarini.blogspot.com/2023/11/tre-gassose.html



P. S.: a me sembrava di ricordare che sul cartello ci fosse scritto L'Unglese, ma in una pubblicazione del Circolo dei Sambenedettesi ho appreso che il soprannome, assieme a tanti altri, è "allibrato" come Nglèse... 


domenica 7 dicembre 2025

Il Monte Vettore dalle Piane di Castelluccio (Pian Grande) oggi, 7 dicembre 2025.


 

Un aggiornamento su questo vecchio post, la storia delle tre gassose...

il 19 novembre 2023, cioè poco più di due anni fa, scrissi nel post Tre gassose:

Estate, forse dell'anno 1970, massimo 1971. San Benedetto del Tronto, la mia bella città, in estate è splendida e sempre piena di sole. Giugno, luglio, agosto, ho solo ricordi di giornate inondate di sole e di luce che accende i colori, mare azzurro, sabbia calda, palettina e secchiello.

Il rituale era semplice: partivamo da casa a piedi, da via Carducci 29, e raggiungevamo la stazione ferroviaria, non troppo distante. Lì prendevamo il bus urbano...

e più avanti dicevo:

La gassosa la compravamo al mare, allo stabilimento, costava cinquanta lire credo. Si andava vicino alle cabine dove c'era un frigorifero a pozzetto di quelli alimentati da quelle colonne di ghiaccio che una volta si fabbricavano vicino al porto, quindi non azionati elettricamente. C'era un ombrellone o una specie di tettoia, e lì c'era lui, l'Unglesë.
Questo nome stava scritto in piccolo in un angolo del già citato cartello dello stabilimento: "Da l'Unglesë".

Ebbene, ieri, sabato 6 dicembre, chiacchierando coi miei due amici Giovanni e Massimo mi è tornato alla mente il nome del mitico L'Unglesë, cioè Domenico, e loro me l'hanno confermato perché anche loro da ragazzi (siamo più o meno coetanei) frequentavano lo stesso stabilimento. Mi hanno detto anche che L'Unglesë era il nonno di un loro amico che poi rilevò lo stabilimento in anni successivi (ora quello stabilimento non esiste più, ha lasciato il suo spazio ad uno stabilimento con ristorante pizzeria che occupa due concessioni balneari). Mi hanno promesso che avrebbero chiesto notizie più accurate del nostro eroe. Appena ne avrò l'occasione ve ne darò notizia. Chissà, forse scopriremo anche l'origine del pittoresco soprannome...

Il resto della storia è sempre qui sotto:

https://marcosermarini.blogspot.com/2023/11/tre-gassose.html





mercoledì 29 ottobre 2025

Post quasi muto...

✌🏽a ☝🏽...

... e mo facètiji parla', po' dé chellë chë së parë...



sabato 25 ottobre 2025

Una canzone che mi piace molto, Il violinista di Dooney, di Angelo Branduardi.

Non so se conoscete questa canzone.

È Il violinista di Dooney, di Angelo Branduardi; il testo è tratto da una poesia del poeta irlandese William Butler Yeats, la traduzione in lingua italiana è opera della moglie di Branduardi, Luisa Zappa.

Il testo italiano è questo che segue:

Come le onde del mare, 
come le onde del mare
balla la gente quando suono il mio violino.

Mio cugino è prete a Kilvarnet,
mio fratello è prete a Mocharbuiee.
Ma io ho fatto più di mio fratello e mio cugino.

Leggono nei libri di preghiere,
io leggo nel mio libro di canzoni
che ho comperato alla fiera di Sligo.

Quando alla fine dei tempi
noi ci presenteremo a Pietro,
andremo a lui seduto in Maestà.

Allora lui sorriderà 
ai nostri tre vecchi spiriti,
ma chiamerà me per primo oltre il cancello.

Perché sempre allegri sono i buoni,
salvo che per cattiva sorte,
e la gente allegra ama il violino,
e la gente allegra ama ballare.

Quando mi vedono arrivare,
corrono da me tutti gridando.

“Ecco il violinista di Dooney!”
Vengono a ballare come le onde del mare!


Questo è invece il testo in lingua originale, il cui titolo è Fiddler of Dooney:

When I play on my fiddle in Dooney, 
Folk dance like a wave of the sea; 
My cousin is priest in Kilvarnet, 
My brother in Mocharabuiee. 

I passed my brother and cousin: 
They read in their books of prayer; 
I read in my book of songs 
I bought at the Sligo fair. 

When we come at the end of time, 
To Peter sitting in state, 
He will smile on the three old spirits, 
But call me first through the gate; 

For the good are always the merry, 
Save by an evil chance, 
And the merry love the fiddle 
And the merry love to dance. 

And when the folk there spy me, 
They will all come up to me, 
With ‘Here is the fiddler of Dooney!’ 
And dance like a wave of the sea.

Di questa poesia Yeats dirà:


“A un paio di miglia da Innisfree c’è una grande rocca chiamata Dooney Rock dove spesso andavo a fare un picnic da bambino. Così quando a 24 anni scrissi una poesia su un allegro suonatore di fiddle l’intitolai The fiddler of Dooney, per ricordare quella rocca e anche tutti quei picnic. Tutte le località menzionate nella poesia sono vicine a Sligo".

W. B. Yeats

Dooney è dalle parti di Sligo, vicino alla costa occidentale dell'Irlanda. A Sligo sono stato diverse volte. Molti miei amici sanno che amo molto l'Irlanda, e questa canzone richiama anche nel ritmo e nelle sonorità la musica tradizionale dell'Isola di Smeraldo, e questo ritmo che invita alla danza è molto bello.

Yeats vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1923, fu ardente nazionalista irlandese seppur di tradizione protestante, divenne senatore del neonato Stato Libero d'Irlanda e fu uno dei fautori del cosiddetto Celtic Revival in Irlanda. Suo padre John fu invitato al matrimonio di Gilbert Keith Chesterton e Frances Alice Blogg; della famiglia di quest'ultima era molto amico, abitava vicino a loro in Bedford Park a Londra. 

Il mio amico Chesterton tirò fuori questo giudizio su Yeats e sulla sua frequentazione di folletti e fate (come facevo a saltarlo? sembra una nemesi per Yeats, a leggere bene...):

Yeats (W. B. Yeats, n.d.r.) è un irlandese ironico, pieno di reazioni intellettuali. Non è abbastanza stupido per comprendere il paese delle fate. Le fate preferiscono i tipi gioviali come me, le persone che restano a bocca aperta, sorridono e fanno ciò che viene detto loro.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


Personaggio sui generis, William Butler Yeats; questa sua poesia esprime comunque una cosa molto bella: le persone buone sono allegre e felici e hanno facile accesso al paradiso, almeno quanto le persone devote. In fondo il violinista cos'ha? Il suo "libro di canzoni" che ha comprato "alla fiera di Sligo", ma la gente ama ballare, ama sentirlo suonare e quando arriva nel paese si fionda in piazza per fare festa e danzare "come le onde del mare", e lui la fa felice. E poi queste immagini dei "tre vecchi spiriti" e della gente che balla come le onde del mare mi piacciono tantissimo, come pure il finale un po' alla Chesterton di San Pietro che tira dentro il cancello prima il violinista e poi gli altri...

È probabile che dal punto di vista teologico la faccenda faccia acqua da qualche parte, ma l'idea di San Pietro che farà entrare prima il violinista e poi i due bravi preti mi fa un po' sorridere e mi dà un po' di speranza (la speranza è solo che se riesco a fare il buono e a rimanere allegro mi salverò -- a proposito di questo mi sembra appropriato dire quello che sentenziò qualche anno fa un mio caro amico americano, uno a cui piace molto ridere e raccontare fesserie almeno quanto me:


If we have the chance to go to heaven, Marco, it's only because Saint Peter is laughing as off...).



domenica 28 settembre 2025

Una delle mie canzoni preferite, proprio oggi.

In una versione orchestrale molto bella con la Metropol Orkest. 

venerdì 26 settembre 2025

lunedì 15 settembre 2025

Il 13 settembre 2025 sono tornato sul Vettore ma sulla Cima del Lago.

Sono tornato dopo due anni sul Vettore (della precedente ascensione ho già detto in questo post), ma con la digressione verso la Punta (o Cima) di Prato Pulito e la Cima del Lago, visto che non c'ero mai stato prima.

Mi ha invitato ad andare un amico esperto e mi sono divertito molto. Il tempo ci ha assistito perché, come si vede dalle foto, era pulito (un po' di foschia e nubi verso est). La temperatura era ottima (alla partenza da Forca di Presta 15° C), senza vento se non in qualche momento tra il Bivacco Zilioli e la Cima del Lago. Quasi sempre in maglietta, i primi passi con la camicia.

Alla partenza eravamo soli, dopo un po' qualcuno ci ha raggiunto e allo Zilioli c'erano quattro o cinque persone, più un piccolo gruppo di gitanti che probabilmente aveva passato la notte lì. In discesa abbiamo incontrato tante persone.

Non mi soffermo a descrivere il tratto Forca di Presta - Bivacco Zilioli, chi vuole lo trova nel post già richiamato. A tal proposito posso solo aggiungere che quest'anno avevo fatto più fiato e quindi ho fatto meno fatica. Allo Zilioli siamo arrivati attorno alle 9.18, quindi, essendo partiti alle 7.35 circa, abbiamo impiegato circa 1 e 43 minuti.

Ma ora racconto un po' la nuova esperienza. Dallo Zilioli si va verso sinistra (ovest) su di un sentiero inizialmente tracciato e ben visibile, ma che successivamente, dopo poche centinaia di metri, si perde tra le rocce frantumate dagli agenti atmosferici del versante sud un po' al di sotto della cresta che porta alla Punta di Prato Pulito, che si trova a 2.372 metri di altitudine. Non è un problema dal punto di vista dell'orientamento perché la mèta è visibile a chi c'è stato ed intuibile per chi vi si reca per la prima volta (in realtà si vede bene dallo Zilioli, poi la cresta copre un po' la mèta, cammin facendo), però è un tratto abbastanza ripido ed incerto quanto alla stabilità. Dopo un po' si raggiunge la cresta che è una lama che man mano si allarga fino alla Punta, da cui si apre il panorama verso le Piane di Castelluccio ad ovest e verso la cima del Vettore ad est.

Proseguendo si arriva alla Cima del Lago da cui, come suggerito dal nome, si apre la vista sul Lago di Pilato, quest'anno ancora "vivo" nonostante i menagramo sostenitori del cambiamento climatico che lo volevano secco già a metà luglio. Invece - come si vede - c'è ancora. Le nevi non sono state abbondanti quest'anno, anche se c'è stato un loro ritorno tra la fine di marzo ed i primissimi giorni di aprile. Però il mio amico lago c'è! Ho anni e memoria sufficienti per dire che abbiamo avuto annate peggiori e migliori da qui a quarantacinque anni fa, quando lo vidi la prima volta. Il resto sono teorie più giovani ed incerte di chi incautamente (e con forza degna di miglior causa) le proclama. Ho anche qualche perplessità circa l'effetto che alcuni ricercatori sostengono abbia esercitato il terremoto del 2016, credo sia piuttosto difficile accertarlo con sicurezza, ma questa è una mia idea di uomo della strada che cerca di ragionare coi dati e le evidenze che ha.

Dalla Cima del Lago, guardando ad ovest, si sovrasta lo Scoglio dell'Aquila, e si apre ancor meglio il panorama su Castelluccio e tutto il resto. Puntando a nord - est ci sono le mete successive, ossia la Cima del Redentore e il Pizzo del Diavolo. Non abbiamo proseguito volendo tornare a casa per pranzo. 

La Cima del Lago si trova a 2.422 metri di altitudine, cioè cinquantaquattro metri sotto la cima del Vettore.

Siamo ripartiti dopo una brevissima sosta di pochi minuti, il tempo di qualche foto, e siamo arrivati a Forca di Presta alle 11.55, tempo totale di percorrenza 4 ore e 20 minuti circa incluse le brevi soste, le foto e le mie cavolate. Tra la Punta di Prato Pulito e lo Zilioli occorre fare ancor più attenzione che nella salita se non si vuole saggiare la roccia con il proprio muso (parlo per quelli come me, i bravi non devono neppure leggere questa cronaca, si farebbero delle idee sbagliate).

Sulla via del ritorno abbiamo visto molte stelle alpine, mie nuove amiche, fiori pelosetti e belli.

Sono stato molto contento perché ho potuto rivedere il Lago (non i Laghi, non si può riscrivere la geografia, già la storia e la cronaca sono ampiamente riviste da occhi malaccorti in mala fede), perché ho fatto una passeggiata in parte nuova, perché c'era il sole e tutto splendeva e il cielo sembrava di lapislazzuli, perché c'era la luna, perché sono stato con un amico e di tutto sono molto grato al Padre Eterno che, senza che io facessi nulla per meritarmelo, mi ha fatto tanti regali.

Ore 7.40 -- ecco come si
presentano le Piane
di Castelluccio.

Ore 8.30 circa -- la faglia e lo Scoglio dell'Aquila.


Ore 8.30 -- ecco il panorama visibile
a sud dallo stesso punto: i Monti della
Laga e le frazioni di Arquata del
Tronto ai loro piedi, il Gran Sasso.

Ore 9.25 -- ripartiti dal Rifugio Zilioli
ecco il panorama ad ovest, già
avviatici per il sentiero verso
la Cima di Prato Pulito.
In fondo il Terminillo.

Ore 9.25 -- dritto il sentiero che si
avvia verso la cresta che conduce
alla Cima di Prato Pulito.

Ore 9.44 -- in compagnia della luna
e di questo splendido cielo di
lapislazzuli.

Ore 9.44 -- mi giro ed ecco la cima
del Monte Vettore ad est.

Ore 9.50 -- la Punta (o Cima) di Prato Pulito.

Ore 9.50 -- ad ovest le Piane di Castelluccio
non ancora libere dalla nebbia.

Ore 10.00 circa -- dalla Cima del Lago
il mio vecchio amico, il Lago di Pilato!

Ore 10.00 circa -- la Cima del Redentore
e il Pizzo del Diavolo.


Ore 10.24 -- sulla via del ritorno
ecco delle nuove amiche, le stelle alpine!

mercoledì 27 agosto 2025

La vera resistenza - A San Benedetto del Tronto si dice "zózzë" e mai "zuzz".

In sambenedettese non si dice "Mimmo lu Zuzz", bensì "Mimmë lo zózzë" (al più "lu zozz" -- la e con la dieresi esprime il suono della e tronca tipico della nostra lingua; di sicuro è meglio "lu zozz" de "lu zozze"...).

Molti di voi conosceranno e stimeranno la nota pizzeria sita al centro della nostra cittadina.

Quando la sento chiamare "Mimmo lu Zuzz" ho la stessa sensazione del gessetto che stride sulla lavagna.

"Lu zuzz" non è dialetto sambenedettese bensì della Vallata del Tronto. Ho parte delle mie radici che affondano in terreno spinetolese, che è Vallata del Tronto e ne sono orgoglioso, ma è un altro dialetto. A San Benedetto non si dice così.

È giusto per fare uno dei tanti esempi del cedimento del nostro dialetto nei confronti di quelli delle aree circostanti.

Tra l'altro i proprietari della pizzeria ce l'hanno scritto pure, quindi perché inventi...?




martedì 26 agosto 2025

Dan Peterson, uno degli uomini più simpatici del pianeta.

 

G. K. Chesterton, personaggio illustre inglese, “bloccato” a Chattanooga, condivide gli ideali dei “Giovani Confederati” | Dal Chattanooga News del 4 febbraio 1931. Traduzione e note sono mie ©.

L' articolo che vi propongo in traduzione italiana è tratto dal quotidiano americano The Chattanooga News di mercoledì 4 febbraio 1931, edizione della sera (una volta alcuni quotidiani uscivano la sera ed altri avevano anche edizioni della sera oltre quella del mattino -- oggi stanno tutti per chiudere, più o meno...). 

Me lo ha passato un caro amico, che ringrazio.

Riguarda il mio caro Chesterton che si era recato in uno dei suoi viaggi negli Stati Uniti; fece tappa anche a Chattanooga, Tennessee (vi ricordate la pubblicità di Lipton Ice Tea? Dan Peterson spadroneggiava da lì... dopo la metto sul blog, dai..!), e lì incontrò anche il sagace giornalista che ci ha lasciato quest'interessantissimo resoconto delle idee che Chesterton ammanniva a piene mani. 

Un Chesterton ruralista, perché distributista, che trovò compagni di strada anche nel Midwest osando parlare di cose quasi proibite (giovani confederati, sudisti, agraristi, antiindustriali...). Un Chesterton che ci piace sempre di più proprio perché sempre rivoluzionario e sempre diretto verso la Verità. Oggi i cosiddetti democratici americani andrebbero in giro coi capelli dritti solo a leggere "confederati"...

Ritengo che non sussista più alcun problema di diritti d'autore (ho fatto delle ricerche in proposito), ma se si facesse vivo qualcuno che vanti diritti sull'articolo, rimuoverò lo stesso senza discussioni. La traduzione è mia, come pure le note ©.

Marco Sermarini

⬇︎


⬆︎

Vi propongo la mia traduzione di The Diabolist, ovvero: il satanista, di G. K. Chesterton.

Vi propongo la traduzione, inedita in lingua italiana, di un articolo di Chesterton apparso il 9 novembre 1907 sul The Daily News (era il quotidiano liberale su cui Gilbert scrisse fino al 1913, di proprietà di Lord Cadbury -- quello dei biscotti famosi!). 

È un articolo breve ma denso e significativo, di cui danno conto i migliori biografi di Chesterton, in primis Maisie Ward; ho pensato di anteporre alla traduzione le parole con cui William Oddie collocava l'episodio nella biografia di Chesterton. Sono tratte da Chesterton and the Romance of Orthodoxy. The Making of GKC. 1874 - 1908, anch'esso inedito in lingua italiana. Ne estrapolo un brano ritenendolo estremamente significativo, rimandando i lettori alla consultazione del seguito per non appesantire questo lavoro. 

La continuazione della lettura delle riflessioni filologiche e filosofiche di Oddie sarebbe estremamente proficua perché l'articolo, scritto nel 1907, si colloca nel periodo della compilazione del capolavoro di Chesterton, Ortodossia, che costituisce la sintesi del suo pensiero. 

Ad ogni modo ritengo che già questo non brevissimo assaggio dello scritto del compianto William Oddie aiuterà i lettori a comprendere l'importanza dell'articolo.

È importante perché testimonia la maturità del pensiero di Chesterton anzi la sua compiutezza nella giovane età a cui si riferisce l'episodio.


Marco Sermarini

https://uomovivo.blogspot.com/2025/08/the-diabolist-ovvero-il-satanista.html


domenica 20 luglio 2025

Credis hoc?

Ego sum resurrectio et vita: qui credit in me, etiam si mortuus fuerit, vivet: et omnis qui vivit et credit in me, non morietur in aeternum. Credis hoc?

Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?

Giovanni 11, 25 - 26.







venerdì 27 giugno 2025

Dizionario della mia lingua, il sambenedettese - 8 - Termine dall'etimologia misteriosa!

Vattezzìre, dice Francesco Palestini "botte da orbi, all'impazzata" che sull'etimologia  ipotizzava: "forse da 'battere' e 'giro'?".

Mi sono arrovellato per decenni. Ho pensato anch'io così, ma sono poco convinto quanto probabilmente lo era Palestini, con quel punto interrogativo...

Ho pensato che quel -zzìre sia un esito come quello de lu tappëzzìrë (il tappezziere), o come lu barëvirë (il barbiere), ma che sarebbe il "vattezziere" (o "battezziere"?)? Non lo so proprio.

Poi vado sulla Treccani e mi scappa fuori questo:

batteżżière s. m. [der. di battezzare]. – Sacerdote che ha l’incarico di battezzare, in vece del parroco; più comunem. detto battista.

Nelle espressioni colloquiali ho spesso sentito dire cose tipo: "vieni qua che ti battezzo io..." come per intendere "ti sistemo io", per quanto il rito del battesimo cristiano non comprenda nessun tipo di... "contatto fisico", al contrario della cresima che nel rito antico prevedeva che il cresimato ricevesse un piccolo schiaffo dal vescovo, a sacramento impartito.

Per me resta un mistero. A mamma ho sentito dire molte volte anche "lu vattezzìre de le palmë"... e qui il mistero si infittisce.

Se qualcuno lo sa, batta un colpo (o rimarrà un mistero insondabile come lu rebbëvéssë?)...



AGGIORNAMENTO DEL 29 DICEMBRE 2025:

Su lu "rëbbëvéssë" abbiamo un interessante aggiornamento:

giovedì 26 giugno 2025

Dizionario della mia lingua, il sambenedettese - 7 - Interessante termine liturgico.

Patràccule, bàttola, crotalo, troccolo: arnese di legno che si usa come surrogato delle campane per chiamare i fedeli in chiesa il Venerdì ed il Sabato Santo, quando i sacri bronzi tacciono.


#liturgia #sambenedettese #SanBenedettodelTronto #dialetto

mercoledì 25 giugno 2025

Frammenti della mia filosofia - 85 - Tolkien, dove si trova il coraggio.


Il coraggio si trova in posti insospettabili.

John Ronald Reuel Tolkien, Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell'Anello.


#coraggio #Tolkien #IlSignoredegliAnelli 


martedì 24 giugno 2025

Frammenti della mia filosofia - 84 - Tolkien: "... Non la piccolezza e l'umiltà universali, ma la grandezza e l'orgoglio universali...".

Non sono un “democratico” solo perché l'“umiltà” e l'uguaglianza sono principi spirituali corrotti dal tentativo di meccanizzarli e formalizzarli, con il risultato di ottenere non la piccolezza e l'umiltà universali, ma la grandezza e l'orgoglio universali, finché qualche orco non si impossessa di un anello di potere - e allora otteniamo e otterremo la schiavitù.

John Ronald Reuel Tolkien, La realtà in trasparenza. Lettere.


#Tolkien #democrazia #umiltà #orgoglio #uguaglianza


lunedì 23 giugno 2025

Frammenti della mia filosofia - 83 - Tolkien, "Arresterei chiunque usi la parola Stato...".


Le mie opinioni politiche inclinano sempre più verso l'anarchia (intesa filosoficamente come abolizione di ogni controllo, non come uomini barbuti che lanciano bombe) -- oppure verso una monarchia non costituzionale.

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Arresterei chiunque usi la parola Stato (intendendo qualsiasi cosa che non sia la terra inglese e i suoi abitanti, cioè qualcosa che non ha poteri né diritti né intelligenza); e dopo avergli dato la possibilità di ritrattare, se rimanesse della stessa idea lo giustizierei!

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Governo è un sostantivo astratto che indica l'arte e il modo di governare e sarebbe offensivo scriverlo con la G minuscola come per riferirsi al popolo.

John Ronald Reuel Tolkien, La realtà in trasparenza. Lettere.

Per quel che mi consta credo più alla "mezza repubblica" a cui Tolkien fa cenno in un'altra sua lettera (e non credo molto anzi per niente alla "mezza aristocrazia", presente sempre nella stessa lettera). Per il resto tutto ok (naturalmente con lo stesso tono leggero ma serio di Tolkien -- spero qualcuno lo intenda...).


#Tolkien #stato #repubblica #monarchia

domenica 22 giugno 2025

Dizionario della mia lingua, il sambenedettese - 6 - Domattina.

Dëmaténë cioè domattina, domani mattina.

Ma la cosa in sé non ha niente di speciale se non che mia mamma e tutto il parentado sambenedettese non si limitava a dire "dëmaténë" ma solo apparentemente rafforzava il concetto dicendo "dëmaténë a maténë", con ciò svelando che in realtà "dëmaténë" significasse semplicemente "domani"...

🤷🏽‍♂️


#SanBenedettodelTronto #dialetto #sambenedettese

Frammenti della mia filosofia - 82 - Chesterton, la famiglia viene prima della legge e dello stato.

Si può dire che l'istituzione della casa è l'unica istituzione anarchica. Vale a dire, è più antica della legge e si trova al di fuori dello Stato. Per sua natura è rinnovata o corrotta dalle forze indefinibili della consuetudine o dei rapporti di parentela. Questo non significa che lo Stato non abbia alcuna autorità sulle famiglie; l'autorità dello Stato è invocata e dovrebbe essere invocata in molti casi anomali. Ma nella maggior parte dei casi normali di gioie e dolori familiari, lo Stato non ha modo di entrare. Non è tanto che la legge non debba interferire, quanto che non possa farlo. Come ci sono campi troppo lontani per la legge, così ci sono campi troppo vicini; come un uomo può vedere il Polo Nord prima di vedere la propria spina dorsale. Le questioni piccole e vicine sfuggono al controllo almeno quanto quelle vaste e lontane; e i dolori e i piaceri reali della famiglia ne sono un esempio lampante. Se un bambino piange per la luna, il poliziotto non può procurargliela, ma non può nemmeno fermare il bambino. Creature così vicine l'una all'altra come marito e moglie, o una madre e i figli, hanno il potere di rendersi felici o infelici l'un l'altro che nessuna coercizione pubblica può affrontare. Se un matrimonio potesse essere sciolto ogni mattina, non restituirebbe il riposo notturno a un uomo tenuto sveglio da una ramanzina; e a cosa serve dare molto potere a un uomo che vuole solo un po' di pace? Il bambino deve dipendere dalla madre più imperfetta; la madre può essere devota ai figli più indegni; in questi rapporti le vendette legali sono vane. Anche nei casi anormali in cui la legge può operare, si riscontra costantemente questa difficoltà, come sanno molti magistrati sconcertati. Deve salvare i bambini dalla fame togliendo loro la persona che porta il pane in famiglia. E spesso deve spezzare il cuore di una moglie perché il marito le ha già rotto la testa. Lo Stato non dispone di uno strumento abbastanza delicato per sradicare le abitudini radicate e gli affetti intricati della famiglia; i due sessi, felici o infelici che siano, sono incollati troppo strettamente perché si possa infilare tra loro la lama di un coltellino legale. L'uomo e la donna sono una sola carne - sì, anche quando non sono un solo spirito. L'uomo è un quadrupede.


Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo.

Qui, amici, Chesterton rimette a posto una serie di cose che oggi sono sempre più labili. Sempre più oggi si ritiene che la famiglia debba essere controllata dallo stato perché in fondo la si considera un ambiente pernicioso e pericoloso, e che lo stato sappia sempre come fare e che quello che fa sia sempre giusto (sia a destra che a sinistra, penoso). La mia esperienza professionale e di uomo mi dice che questa è la tendenza anche culturale odierna, e che invece, come ci fa capire Chesterton, le cose fondamentalmente non stanno così. Dovremmo aprire tutti i giorni gli occhi quando la burocrazia ci fa credere che le sue sono le uniche soluzioni possibili, e che lo stato può sistemare tutto, perché non è così. La famiglia è l'unica istituzione anarchica perché è più antica della legge ed è fuori dallo stato (che mi ostino a scrivere con la minuscola).