domenica 13 settembre 2026

Il personaggio della poesia è mio parente e ne vado fiero.

Il personaggio descritto nella poesia di Ernesto Spina (1878 - 1959) che vi propongo qui di seguito è Alessandro Mandolini, ormai passato a miglior vita da una cinquantina d'anni ma assurto alla gloria della nostra originale cittadina proprio per la sua... originalità, tanto da divenire protagonista di questo arguto bozzetto di uno dei nostri migliori poeti dialettali.

Avrei altro da raccontare, ma la discrezione me lo impedisce. Cose belle e cose divertenti. Vedremo...

La poesia nella descrizione forse pecca più in difetto che in eccesso per quel che riguarda... l'istrionicità del nostro eroe. Vi sono testimonianze inequivocabili tramandate in famiglia.

Dicevo che è mio parente, il mitico Alessandro detto Lésà: era uno dei fratelli della mia nonna materna Valentina (si somigliavano molto, tra l'altro), quindi il mio prozio. Ogni tanto ancora incontro persone che mi chiedono se eravamo parenti per raccontarmi qualche altro episodio. Io, come è giusto, non nego, ascolto, annoto e riconosco nel suo DNA un po' del mio...

Ecco, ve lo presento, molto molto simpatico.

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E ssu Lesà! mbe quanne a mme me sirve?

Je 'n'ore che qua dentre me fa sta!

Mumente minzedi mme fa senà!...

Mo che me da?... E chesse è tutte nirve!

Damme, da cristijà, mmeccò de cicce!...

Ssa cenciapelle porbie a mme la da?

Nnu vuie lu cannocce!... Che ce fa?...

— Jeteve tutti vi, ccusci so spicce!!!

Nghe llu mumunte rrentre na Segnore:

— Buon giorno, signor Sandro! Scusi sa!

« Stamane del filetto non ce l'ha? »

Pe lei ce starà sempre 'n tutte ll'ore!

Quante ne facce, un chilo u settecente?

— Duecento grammi; serve al mio Bebè!...

— Lo tagli, per favor, nel mezzo, veh! -

Ecche servite! - Grazie! - E va cuntente...

Ma quante mastremucce sta facenne

Perché jè na segnore e sa parla'!

E mmice a nnu ce scacce come j ca'!

Sempre pe ll'arie j stracce va velenne!...

Ss'à fatte bbune, e zitte mm à servite, Però come la sole mm'è l'à date!!


https://www.vocidellamiagente.it/wp-content/uploads/2021/09/Dentrealumacellare.pdf


                            Ernesto Spina


lunedì 7 settembre 2026

Il Cantico di frate Sole e il luogo in cui fu composto.


Cari Amici,

lo vedete questo scorcio? San Francesco negli ultimi anni della sua vita fu via via sempre più malato. Una delle malattie che più lo afflissero fu il glaucoma, che gli procurava dei gravissimi mal di testa. Una volta, dopo tante sofferenze, per grazia di Dio ebbe un momento di lieve miglioramento, e lì, per spirito di gratitudine, scrisse questo capolavoro.

Si trovava in questo posto, dove inizialmente si era rifugiato per essere accudito dalle buone monache di Santa Chiara, quando compose il Cantico, esattamente in questa specie di balconcino.

Quando ero ragazzo mi rimase impresso questo particolare: un piccolo posto da cui fece partire questa freccia lucente che attraversa i secoli, ci si era fatto costruire una specie di capannina, come un bimbo, e da lì poté chiamare il sole fratello, la terra "sora nostra", e pure la morte...

Tutto questo per gratitudine.

Ieri sono stato ad Assisi ed ho avuto la possibilità di tornare in questo posto, nel Convento di San Damiano, ne sono stato felice, e allora volevo dirvelo.

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Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si', mi' Signore,
per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

(la versione è quella più antica ed è tratta dal Codice 338 del Sacro Convento di Assisi).