Oggi siamo andati sul Monte Foltrone o, come forse è più noto, sulla Montagna di Campli. Sono andato con il mio vecchio amico istruttore di sci alpinismo (ne parlo anche qui) e con un nuovo simpatico amico.
Abbiamo lasciato la macchina a Guazzano, quota 787 m, sul versante orientale della montagna. È una montagna che conosco da tutta la vita, l'ho sempre guardata da lontano ma non c’ero mai salito sopra. Anzi, dico di più: la vedo centinaia di volte al mese, girando le nostre contrade ed in particolare andando verso Ascoli per il mio mestiere. Fa parte del gruppo dei cosiddetti Monti Gemelli, assieme alla Montagna dei Fiori. È il monte che dei due è situato più a sud. Ripeto, non c’ero mai andato e per strada ho pensato che sarebbe stata una passeggiata piuttosto facile, visti i poco più che 1.700 m. (per la precisione 1.718). Mi sentivo forte dopo aver fatto i 3.154 m. del Piz Boè sul gruppo del Sella qualche settimana fa, con dislivelli tonanti costellati di tornanti, ma era un’illusione. Il dislivello è di quasi 1000 m e comunque non è poco, non illudetevi.
Siamo partiti alle 7:55, sostenuti da un venticello che man mano che si saliva si faceva più forte e più piacevole, per cui all'andata non abbiamo sofferto il caldo. Anzi, la presenza del vento ci dava l’idea che le nuvole sarebbero scomparse, cosa che è successa solo in parte, come si può vedere dalle foto.
| C'è ma non si vede, in fondo è il Mare Adriatico. Sotto, le campagne di Campli e di Civitella del Tronto. |
Abbiamo attraversato un bosco che alla sua base è composto di frassini e faggi, e man mano che si sale i faggi prendono il sopravvento diventando sempre più alti e belli.
Verso quota 1.340 si lascia il bosco e ci si scopre. Si inizia a vedere il bellissimo panorama, purtroppo però oggi la foschia, data dalla presenza dell’umidità portata dall’anticiclone africano, ci ha dato modo di vedere meno di quello che speravamo. Abbiamo visto il Gran Sasso lì vicino, avvolto dalla medesima aria fosca. Salendo di altri 200 m circa abbiamo pensato di scegliere la via “dritta per dritta” che conduce sulla cima. Va detto che c’è un sentiero alternativo molto bello e molto ampio che costeggia dei bellissimi dirupi da cui si vedono il piccolo paese di Macchia da Sole, la Montagna dei Fiori, alberi bellissimi, la valle del Salinello ed in lontananza le Marche.
Scelto il “dritto per dritto” poi dopo ti ricordi che hai sessantun anni, che il fiato si fa camminando soprattutto in salita, che quest’anno di salite non ne hai fatte tantissime però la bontà e la simpatia dei tuoi amici ti aiutano a prendere con un'altra filosofia la faccenda e ad affrontare una salita che tutto sommato è una serie di gradini, nemmeno tanto irregolari, circondati da erba, non un incerto e scivoloso ghiaione. In fondo sono gli ultimi 218 metri e la montagna ti dà pure l'illusione che stai a una schioppettata dalla mèta, ma la schioppettata è la faticaccia che fai... Il problema è solo il fiato che devi rompere per la seconda volta.
Per la cronaca, qui debbo spiegare il motivo del titolo: il mio amico istruttore di sci alpinismo è arrivato per primo sulla vetta e ci ha nettamente bruciati, tanto da tornare indietro per vedere soprattutto come ero messo io, e lo ha fatto scendendo e canticchiando questo motivetto creato da lui per l'occasione: “Il Foltroneeeee…”. Mentre scendeva gli ho detto: ma che t’è preso? sei impazzito? riscendere di corsa? perché? E lì ho scoperto che si era fatto scrupolo per me… Come non voler bene a gente del genere? L'altro compagno d'avventura all'inizio della costa per arrivare alla cima s'era sparato un rassicurante panino con il pecorino...
Ad un certo punto volenti o nolenti si arriva in cima e lì, ragazzi, il vento era davvero forte. Per qualche momento ho pensato anche di volare… non scherzo.
| Stringo le labbra come mia madre quando faccio qualcosa di serio e impegnativo (cambiare le marce dure della Vespa, ad esempio): qui era cercare di non volare via... ragazzi, gli dava, quel vento... |
Abbiamo fatto una brevissima sosta per rifocillarci e poi abbiamo proseguito verso il punto di partenza ma facendo una specie di anello che è quel sentiero che è consigliatissimo quando si scende, perché si gode veramente una bella vista. Dalla cima devo dire che si vedeva il paese di Campli, la frazione di Campo Valano, si intravedeva Teramo e poi anche Civitella del Tronto e in lontananza la costa del Mare Adriatico. Peccato quella foschia. Però è stato bellissimo. Fatto questa specie di anello si arriva alla Fonte della. Iaccera, e si prosegue riscendendo verso il bosco. Il mio amico continuava a cantare: “il Foltroneeee…”… ma a parte questo, dopo è tutto facile, eccettuato il fatto che si sente il peso dell’ascensione sulle gambe, soprattutto degli ultimi 200 e passa metri “dritti per dritti”.
Siamo arrivati alla macchina all’incirca alle 12:40, dunque ci abbiamo messo circa quattro ore e quarantacinque minuti. Ringrazio i miei compagni di avventura, che sono stati molto pazienti con me. Ringrazio ancor di più il Padre Eterno, che è un gran Signore, anzi, il più grande, per avermi dato modo di salire, sedere (invero non più di cinque minuti…) e mirare (per tutte le quattro ore e quarantacinque minuti) tante belle cose che ha fatto Lui.
La vita è fatta di questo e raccontarlo mi mette gioia.

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