sabato 29 agosto 2026

«Il Foltroneeeee...!» - Cronaca d'un ascensione in montagna di fine agosto.

Oggi siamo andati sul Monte Foltrone o, come forse è più noto, sulla Montagna di Campli. Sono andato con il mio vecchio amico istruttore di sci alpinismo (ne parlo anche qui) e con un nuovo simpatico amico. 

Abbiamo lasciato la macchina a Guazzano, quota 787 m, sul versante orientale della montagna. È una montagna che conosco da tutta la vita, l'ho sempre guardata da lontano ma non c’ero mai salito sopra. Anzi, dico di più: la vedo centinaia di volte al mese, girando le nostre contrade ed in particolare andando verso Ascoli per il mio mestiere. Fa parte del gruppo dei cosiddetti Monti Gemelli, assieme alla Montagna dei Fiori. È il monte che dei due è situato più a sud. Ripeto, non c’ero mai andato e per strada ho pensato che sarebbe stata una passeggiata piuttosto facile, visti i poco più che 1.700 m. (per la precisione 1.718). Mi sentivo forte dopo aver fatto i 3.154 m. del Piz Boè sul gruppo del Sella qualche settimana fa, con dislivelli tonanti costellati di tornanti, ma era un’illusione. Il dislivello è di quasi 1000 m e comunque non è poco, non illudetevi. 

Siamo partiti alle 7:55, sostenuti da un venticello che man mano che si saliva si faceva più forte e più piacevole, per cui all'andata non abbiamo sofferto il caldo. Anzi, la presenza del vento ci dava l’idea che le nuvole sarebbero scomparse, cosa che è successa solo in parte, come si può vedere dalle foto. 



La catena in fondo, verso sud,
è il gruppo del Gran Sasso d'Italia.


C'è ma non si vede, in fondo è il Mare Adriatico.
Sotto, le campagne di Campli e di Civitella del Tronto.


Abbiamo attraversato un bosco che alla sua base è composto di frassini e faggi, e man mano che si sale i faggi prendono il sopravvento diventando sempre più alti e belli. 


Una ceppaia di faggi.

Guardate che spettacolo...

Un maestoso frassino.

Verso quota 1.340 si lascia il bosco e ci si scopre. Si inizia a vedere il bellissimo panorama, purtroppo però oggi la foschia, data dalla presenza dell’umidità portata dall’anticiclone africano, ci ha dato modo di vedere meno di quello che speravamo. Abbiamo visto il Gran Sasso lì vicino, avvolto dalla medesima aria fosca. Salendo di altri 200 m circa abbiamo pensato di scegliere la via “dritta per dritta” che conduce sulla cima. Va detto che c’è un sentiero alternativo molto bello e molto ampio che costeggia dei bellissimi dirupi da cui si vedono il piccolo paese di Macchia da Sole, la Montagna dei Fiori, alberi bellissimi, la valle del Salinello ed in lontananza le Marche.

Tutto questo si vede al ritorno.

Dal versante ovest.

Da nord-ovest.

Direzione sud-ovest.


Scelto il “dritto per dritto” poi dopo ti ricordi che hai sessantun anni, che il fiato si fa camminando soprattutto in salita, che quest’anno di salite non ne hai fatte tantissime però la bontà e la simpatia dei tuoi amici ti aiutano a prendere con un'altra filosofia la faccenda e ad affrontare una salita che tutto sommato è una serie di gradini, nemmeno tanto irregolari, circondati da erba, non un incerto e scivoloso ghiaione. In fondo sono gli ultimi 218 metri e la montagna ti dà pure l'illusione che stai a una schioppettata dalla mèta, ma la schioppettata è la faticaccia che fai... Il problema è solo il fiato che devi rompere per la seconda volta.

Per la cronaca, qui debbo spiegare il motivo del titolo: il mio amico istruttore di sci alpinismo è arrivato per primo sulla vetta e ci ha nettamente bruciati, tanto da tornare indietro per vedere soprattutto come ero messo io, e lo ha fatto scendendo e canticchiando questo motivetto creato da lui per l'occasione: “Il Foltroneeeee…”. Mentre scendeva gli ho detto: ma che t’è preso? sei impazzito? riscendere di corsa? perché? E lì ho scoperto che si era fatto scrupolo per me… Come non voler bene a gente del genere? L'altro compagno d'avventura all'inizio della costa per arrivare alla cima s'era sparato un rassicurante panino con il pecorino...

Ad un certo punto volenti o nolenti si arriva in cima e lì, ragazzi, il vento era davvero forte. Per qualche momento ho pensato anche di volare… non scherzo.

Stringo le labbra come mia madre quando faccio
qualcosa di serio e impegnativo (cambiare le marce
dure della Vespa, ad esempio): qui era cercare di non
 volare via... ragazzi, gli dava, quel vento...

Abbiamo fatto una brevissima sosta per rifocillarci e poi abbiamo proseguito verso il punto di partenza ma facendo una specie di anello che è quel sentiero che è consigliatissimo quando si scende, perché si gode veramente una bella vista. Dalla cima devo dire che si vedeva il paese di Campli, la frazione di Campo Valano, si intravedeva Teramo e poi anche Civitella del Tronto e in lontananza la costa del Mare Adriatico. Peccato quella foschia. Però è stato bellissimo. Fatto questa specie di anello si arriva alla Fonte della. Iaccera, e si prosegue riscendendo verso il bosco. Il mio amico continuava a cantare: “il Foltroneeee…”… ma a parte questo, dopo è tutto facile, eccettuato il fatto che si sente il peso dell’ascensione sulle gambe, soprattutto degli ultimi 200 e passa metri “dritti per dritti”.

Siamo arrivati alla macchina all’incirca alle 12:40, dunque ci abbiamo messo circa quattro ore e quarantacinque minuti. Ringrazio i miei compagni di avventura, che sono stati molto pazienti con me. Ringrazio ancor di più il Padre Eterno, che è un gran Signore, anzi, il più grande, per avermi dato modo di salire, sedere (invero non più di cinque minuti…) e mirare (per tutte le quattro ore e quarantacinque minuti) tante belle cose che ha fatto Lui.

La vita è fatta di questo e raccontarlo mi mette gioia.

Questo è per i "fissi"...




venerdì 28 agosto 2026

Alla ricerca dei Crivelli... "perduti".

Oggi, in cerca di pace e buona compagnia, sono partito col mio amico Marco diretto a Massa Fermana, dove abitualmente alligna un Polittico di Carlo Crivelli, uno dei miei artisti preferiti.

La strada per Massa Fermana è poca, una quarantina di chilometri da casa mia, ma vuole del tempo: si attraversano tanti paesi, il grande territorio di Fermo, Magliano di Tenna, Grottazzolina, Montappone e altri centri tutti belli, tutti collocati in queste irte colline marchigiane, immerse in un verde che si riprende lo spazio che l'uomo non vuole più usare. Già il semplice girare è un piacere: guardare fuori dal finestrino, osservare i palazzi e le mura, il bel tono tipico delle nostre parti delle antiche murature, caldo e chiaro, il verde e gli alberi, valli e fossi...

Giunti sul posto, il primo sguardo tocca le case sorte negli anni Cinquanta e Sessanta, non un bel vedere, ma quando si supera questa cortina si arriva davanti alla vista di un paese antico e vero, con una sua armonia e bellezza. Guardate la bella porta di Sant'Antonio:


Il viaggio varrebbe anche solo per vedere questa porta. Il portone in legno è rimasto intatto, antichissimo e consunto e questo a me non dispiace per nulla. Salendo verso la piazza, si giunge alla sede attuale, provvisoria, del comune, un non bell'edificio che ricalca le forme della cortina che ci ha accolti. Cerchiamo la Pinacoteca altrove e scopriamo che è stata trasferita in questo edificio. Busso ad una porta ed una gentile impiegata del Comune mi dice che purtroppo il Crivelli è fuori, in restauro, ma chiama un giovane volontario che ci apre il locale della Pinacoteca. Dovrebbe contenere, oltre al Polittico, un Durante Nobili ed un Vincenzo Pagani, tra l'altro, oltre che delle suppellettili ecclesiastiche provenienti dall'antico convento di San Francesco e due lacerti di affreschi del XII e XIII secolo. Manca anche il Pagani, ahimè, per cui ci dobbiamo accontentare del Durante Nobili, eccolo qui:






Il color carta da zucchero del cielo e dei panni del committente mi piace tantissimo. 
È la Disputa sull'Immacolata Concezione. Abbiamo un Durante Nobili anche a Monteprandone, si riconosce lo stile, anche lì accompagnato da Vincenzo Pagani. Durante era di Caldarola come i De Magistris (Simone de Magistris è un altro dei miei preferiti, col suo stile spigoloso quasi "cubista" -- esagero volutamente, dai...).

Facciamo seguire una simpatica chiacchierata con questo bravo e simpatico giovane che ci dice tante cose interessanti e che Carlo Crivelli dovrebbe tornare per il giugno 2027. E va bene, Crivelli, torneremo a casa tua tra un po'. Salutiamo il giovane gentilissimo e decidiamo per rifarci di attraversare un paio di valli e di fiumi alla ricerca dell'altro Crivelli della zona, sempre Carlo, ma a Montefiore dell'Aso, bel paesino ordinato e pulito che ha mantenuto ancor più chiaramente quell'armonia e quei colori che abbiamo intravisto a Massa Fermana. Di quei colori e di quell'armonia non posso mai fare a meno. Non riuscirei a vivere lontano da questi colli e dal mio mare.

Cavalchiamo con lenta sollecitudine, incrociando trattori, carri, camion, gente al lavoro, con un ritmo lento ma costante, facciamo una brevissima sosta per prendere da bere ed arriviamo a Montefiore domandando dove fosse il Polo Museale di San Francesco. Ancora tracce di San Francesco d'Assisi (a Massa Fermana si parlava anche della presenza dello stesso Poverello d'Assisi, Massa è citata nei Fioretti...). Arriviamo e il Polo dovrebbe giusto chiudere (per me un classico), ma "piango" e "vocio" ed una gentile signora ci consente una visita a volo d'angelo di cui approfittiamo senza replicare ("seconda porta a destra, poi sopra a destra..." una serie di indicazioni con cui mi perdo in un secondo, meno male l'altro Marco...), facendo le scale a quattro a quattro, e lì ci aspetta l'altro bellissimo Polittico crivellesco:




Che colori, che vita, che intensità, che oro.
San Pietro sembra pronto ad uscire per dirci che siamo dei ritardatari ma che gradisce ugualmente la nostra visita, con uno sguardo un po' burbero ma buono. Rimaniamo incantati, io dalla ricchezza, dalla elegante scarpetta rossa di Santa Caterina d'Alessandria, dallo sguardo ammaliante della Maddalena, dai suoi capelli curati, dalla forza di San Pietro e dei suoi attributi iconografici classici: le chiavi, i capelli, la barba folta e densa, il portamento ieratico ma familiare al tempo stesso, il berretto del santo francescano (Giovanni Duns Scoto), da tutto quest'oro... L'oro vale perché luccica, dice il mio Chesterton, e non perché è raro: ci sono migliaia di fanghiglie più rare dell'oro, precisa, e nessuno le cerca... Vero.

Ripartiamo passando per la Val Menocchia ove troviamo un distributore con alimentari che sembra uscito da un film surreale e bellissimo, e poi puntiamo verso la Ripa, la nostra Ripatransone, incrociando la Chiesa del Carmine non lontana dal Trivio, ove si trova un affresco di Simone De Magistris, e poi voliamo a casa.

Una bella mattinata, mi piacerebbe portarci tanti altri amici. Ci ripromettiamo di cercare altri Crivelli (una domenica pomeriggio d'autunno di diversi anni fa ebbi la ventura di vedere tutto il crivellesco possibile e un Girolamo di Giovanni a Monte San Martino a distanza ravvicinata: la chiesa in restauro previde lo spostamento delle tre pale presenti in chiesa e potei vederle ben da vicino, ma che bello...).

Questa è la Marca, trovi tesori dove non penseresti manco di fermarti, abituato come sei a questi colori. Mai abituarsi, frustare la propria anima purché non si addormenti, sempre Chesterton consiglia.

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Aggiornamento del 30 agosto 2026 - il mio amico, a commento di quanto potete leggere, ha detto, leopardianamente: sedendo e mirando...